19 gennaio 2009

marmellata nervosa

Allora. Metti un cd che ti piace, metti il cordless, cellulare aziendale, cellulare tuo a portata di mano (cinasconsiglio: alzi il volume cosicché se ti telefonano non ti disturbano), ti vesti con roba non di pregio e ti lavi le mani. Chi ha i capelli lunghi se li raccoglie, chiaro? Che non vogliamo brutte sorprese.


Prendi diciamo una dozzina di grossissime arance non trattate, a buccia grossa e senza semi, due o tre arance vaniglia dette anche arance amare, una bella radice fresca di zenzero (che si trova dai fruttivendoli fighetti o nei supermercati fighetti, marò quanto siete noiosi), cannella in polvere (un vasettino) chiodi di garofano (25, ma possono essere di più o di meno) e un chilo di zucchero di canna.


Lavate le arance.

Otto, e quelle amare, le tagliate a pezzi, compreso il bianco. Questa è una marmellata un po’ amara, quindi è così. Se non ti piace, metti su gugol “marmellata d’arance” e ne trovi millanta  che predicano istericamente l’ablazione del bianco dell’arancia. Andateci, fatevi la vostra triste e smorta marmellatina e non raccontateci la delusione.

Quattro le spremi.

Versi tutto in pentola d’acciaio, non di alluminio, e aggiungi la radice di zenzero mondata (mi piace scrivere mondata invece che pulito; dà un’idea di purezza che manca alla semplice pulizia: se ti pulisco puoi sempre sporcarti di nuovo, se ti mondo, mondato resti) e a pezzettini, cannella e chiodi di garofano.

Metti sul fuoco e controlli che non si attacchi (dipende anche da quanto sugose siano le arance, ovviamente).

Quando è caldo caldissimo aggiungi lo zucchero e mescoli (cambi cd ).

Fai bollire per un’oretta scarsa, ma in generale fino a quando la marmellata ha una consistenza marmellatosa.  La prossima volta io aggiungo anche un bicchiere di uischi, che mi han detto che è buono.

A questo punto prendi i vasetti di vetro che ti sei preparato prima, se non sei proprio tonto come il sottoscritto che la prima volta si è precipitato in cantina a cercarli e dove li ho recuperati non lo dirò mai a nessuno neppure sotto (debole) tortura, mamma perdonami. Vabbè ma l’importante è che abbiano il coperchio di metallo e basta, insomma non le “burnie” con la guarnizione di gomma.

A questo punto con un piccolo mestolino riempi quasi a filo i barattoli, uno per uno, scottandoti, maledicendo l’idea di preparare la marmellata etc etc e poi, dopo averli chiusi bene con l’aiuto di apposito strofinaccio, li capovolgi acciocché il calore sterilizzi anche il coperchio.

Lavi il casino che hai combinato con acqua calda e se vuoi – io manco morto – prepari frivole etichette con indicazioni varie da apporre sui barattolini.



Di regola, chi assaggia questa marmellata impazzisce e per lunghi periodi ne reclama sempre di più, e se non  ne può avere  non assume altro cibo e languisce in un angolo. A qualcuno non piace (niente giudizi su queste persone, povere).

2 commenti:

  1. io già so che impazzirò per questa marmellata, dici sia il caso di stirami una di quelle camicine bianche così da non passare il resto dei miei giorni con la dita nella marmellata ?

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  2. utente anonimo17 marzo 2009 09:01

    l'unico "quando" che mi viene in mente è con lentezza a letto dopo

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