25 marzo 2009

metti una sera a cena

Una di quelle sere in cui decidi di aver voglia di cucinare ma non anche di andare a fare la spesa.
Guardi il frigo e la dispensa, qualcosa c'è.
E allora chiami l'assaggiatore malcapitato (ma quando mai...) e gli dici: ven sì ninin, che ho voglia di cucinare e mi fa pena il pensiero del tuo riso in busta -ma questo non gliel'ho detto-
Ricotta fresca, di quella che si consuma in giornata. Le noci fresche -ma vanno bene anche quelle di natale, caso mai ve ne fossero avanzate- e poche altre cose.
Trito le noci con mezzo spicchio di aglio, aggiungo la ricotta e un po' d'olio (a me l'olio piace che si senta: poco, ma gustoso). Una macinata di pepe, una bustina di zafferano in polvere, un pizzico di sale.
Nel frattempo metto su l'acqua per i fagottini al radicchio, allungo  la salsetta con un po' d'acqua di cottura e le faccio prendere temperatura sistemandola in un tegamino a fuoco bassissimo.
Scolo i fagottini e giù a immergersi nella bagnetta (in piemonteis).
Buoni, anche di più.

24 marzo 2009

La Riri-cotta dolce dietetica a volte

Il fatto è che la Riri, in realtà, è la mia figlioletta di 5 mesi, e pesa otto dico 8 chili. E io, che notoriamente sono pazzo, mi son messo in testa di cuocere di nuovo la ricotta. Anzi, il vero fatto è che sono innamorato. Comunque, le dosi sarebbero: uno scatolino (250 g)di ricotta, una stecca (100 g) di cioccolato fondente al 70% (o più)di cacao, un uovo, un cucchiajo di farina e uno di zucchero. Unisci gli ultimi due così la farina non fa grumi, dopo aver mescolato aggiungi l'uovo e la ricotta e la stecca sbriciolata in pezzetti, metti in forno per mezz'ora a 180 gradi. Però se non sei a dieta puoi aggiungere una bustina di vanillina, raddoppiare il cioccolato, unirvi mascarpone e amarene fabbri, dipende quanto sei goloso e slovato. Buona tiepido-calda ma pure fredda. Io sono pure pazzo, dicevo, e penso che stanotte dormirò in macchina.

17 marzo 2009

Come dare una svolta etnica a sacchetto muffito del frigo

Ti compri la verdura biologica quando hai gli accessi di salutismo. Accessi che finiscono subito dopo aver pagato l'acquisto, come se bastasse tenere la verdura in frigo per essere più sani.
Te ne vai alle fiere del consumo critico per adottare uno stile di vita consapevole, che poi fa a pugni col tuo desiderio di vestiti alla moda e un sacco di altre cose. Ma insomma, ci provi.
Per la premessa al punto uno il risultato è che ti trovavi in casa tre carote che stavano velocemente per prendere la via della spazzatura. Per la premessa al punto due, mentre girovagavi per gli stand sei stata placcata da una delle venditrici di libri di Terre di Mezzo, che ti ha abilmente convinta dell'acquisto di un ulteriore libretto di ricette, di quelli che tu sfogli sempre volentieri e morire se li usi una volta.
Epperò nel libretto la ricetta più facile comprendeva l'uso delle carote e di pochissimo altro, che per miracolo avevi già in casa (nella tua dispensa manca sempre qualcosa). E poi ieri sera eri a casa da sola, perciò hai aperto il libretto, tagliato le carote pulite a rondelle (nel libro diceva di grattugiarle, ma faceva veramente troppo ospedale), le hai condite con il succo di un'arancia, olio, sale, pepe, un cucchiaino di zucchero di canna del commercio equo, una spolverata di cannella e una manciatina di mandorle sbriciolate.
Non ci potevi credere: era pure buona!

12 marzo 2009

minestra d'ortiche

O anche vellutata d’ortiche – che suona meglio. Insomma, prendi una pentola, ci affetti amorosamente mezza cipolla, un sedano, due carote, tre patate, quattro zucchine – il climax è ovviamente indispensabile –  e fai soffriggere per un po’ in olio e un pezzettino di pancetta o guanciale.  Poi ci metti l’acqua e assieme un dado vegetale, meglio se bio. Poi vai fuori con i guanti di gomma  - ah, sì ecco, questo è un po’ il problema,  che devi stare in un posto vicino ad un campo d’ortiche – e ti prendi un bel po’ di foglie d’ortica (tutti che ne raccomandano la giovinezza e la freschezza: secondo me è uguale anche se sono più mature) e le metti a bollire. Ma tante, eh.

Poi frulli tutto. Io poi ci metto sopra delle esili foglie di toma (formaggio, per gli stranieri) di alpeggio.

È ammesso il primo assaggio minuscolo e sospettosissimo, che vabbè che tutti dicono le ortiche cotte non fanno niente, però.



(evvai con il tag "ortiche")

8 marzo 2009

triste solitario y final

Non è una ricetta da condividere, questa.
Non ce la si fa.
Mediamente la risposta a faccio questo? sono nasi arricciati e blah e allora va bene, me la tengo per una serata solitaria.
Questa sera, ad esempio.
Sono sola, sola, sì, sola e affettare finifini due cipolle mi fa anche un po' piangere sulla mia triste sorte.
Metterle poi sul fuoco lentolento in modo che si ammoscino mi fa meditare sulla mancanza di stimoli.
Aggiungere del vino rosso mi rammenta quanto sia facile trovare nell'alcool un rifugio.
E che la cirrosi sia dietro l'angolo è ben rappresentato dal fegato che taglio a listarelle.
Ma la rinascita è possibile, me lo dice il fuoco che - più vivo - indora tutto quanto.
E sale e pepe che aggiungono sapore sul finale.
Il risultato è un piatto dolciamaro che dà un gran gusto nell'essere addentato.
Dunque rifletti, prima di storcere il naso quando mi senti dire fegato alla veneziana: è di vita che stiamo parlando..

4 marzo 2009

avanzi di funghi e di formaggi

il bello delle galettes è che per fare la farcitura bisogna sbizzarrirsi un po' , e se si vuole variare poi avanzano gli avanzi. soprattutto se vuoi fare bella figura con la fidanza, e allora olé: varietà e fantasia!
allora scopri, per colpevole caso, che i funghi stanno da dio con il gorgonzola. prima o poi capita, una serata da single. ed è lì che il gorgonzola avanzato e la vaschetta di funghi tornano utili. io li preferisco a condire le farfalle (che troverebbero morte perfetta in burro e parmigiano, ma ci si accontenta), scaldati in padella con un po' di robiola a sostituire la grassa e scontata panna, fino a far sciogliere il gorgonzola in una crema aromatica. l'ultimo cucchiaio di acqua di cottura della pasta aiuta a legare, e la ricetta è talmente semplice che ci si mette meno a scriverla che a mangiarla, con il piatto che si litiga lo spazio con la tastiera.

25 febbraio 2009

cinghiale

Lotta di cinghiali: chi lo vuole che di cinghiale sappia, chi lo vorrebbe decinghializzare. Che comunque immagino che il cinghiale non voglia assomigliare al maiale, schiavo cugino, e se proprio proprio fosse chiamato ad una scelta, preferirebbe essere ricordato come carne selvaggia e non troppo addomesticata (ma mi sa che i cinghiali se ne fregano e vorrebbero soltanto continuare a cercare tuberi nei boschi qui vicino).


Comunque, non siamo qui per fare filosofia.

Prendi un bel pezzo di cinghiale e taglialo a pezzettoni, con un coltello di ceramica (mica per altro, è che è più carina la lama bianca sul rosso scuro).Lascialo a bagno per qualche ora in vino rosso non troppo pregiato non troppo scadente: barbera spesso, va benissimo. Spargici chiodi di garofano grani di pepe pochissima noce moscata pochissimissima cannella due foglie grasse di alloro.

Poi: se sei uno sfigato come me, prendi una pentola di terracotta (se no, userai la meravigliosa e pesantissima casseruola di ghisa e acciaio di Le Creuset, che prima o poi mi compro, ecco). Un pezzo di burro, sedano carota e cipolla.

Soffriggi, a fuoco bassissimo, ça va sans dire. Nel frattempo pulisci qualcosa, metti in ordine, che non vogliamo lasciare la cucina un cesso, no?

Quando il soffritto è pronto, alzi il fuoco,  ci butti la carne e la fai rosolare affinchè si produca la ben nota rezione di Maillard, (per far capire che non sono troppo grezzo, un po’ di argenteria intellettuale in mostra).

A questo punto, ci metti il vino della marinata e fai cuocere lentissimamente ore e ore e ore, aggiungendo vino rosso o bianco se dovesse asciugare troppo.

Fai poi la polenta, con la migliore farina che trovi (tanto più di due euro è impossibile spendere).

Bevici sopra il miglior rosso di cui disponi.

23 febbraio 2009

tonnarelli raccontati

nella mattina della domenica non so bene il da farsi, per cui i primi ingredienti sono:

1 bicicletta
2 gambe

scivolo giù fino al paese e vado a vedere che pesci ci sono, aggiungo:

1 mucchietto di arselle

poi per quello che ho in mente ci vorrebbero degli gnocchi, ma se sono terminati, perchè terminano spesso, come stamattina, quindi se terminano prendo:

1 po' di tonnarelli freschi,

per cuocerli mi indicano 5/6 minuti,

ora mi procuro:

3 o quattro pomodorini

1 ciuffo di prezzemolo

che l'aglio ce l'ho già a casa.

condisco tutto con la pedalata in salita per tornare a casa,

tempo doccia si cuociono i tonnarelli e si aprono le arselle nella padella con i pomodori e l'aglio

e mentre svuoto con pazienza tutte le arselle penso che fare una ricetta mi fa sempre pensare a chi me l'ha insegnata, chè le ricette sono in fondo null'altro che legami invisibili tra le persone e raccontare le ricette ad altri è comunque un gesto d'amore...

una spruzzata di prezzemolo e aglio sopra i tonnarelli spadellati a lungo.

17 febbraio 2009

I biscotti antiansia

Accadde a Natale che il tuo migliore amico ti regalò una confezione con cento formine da biscotti. Sono quegli eventi che una non lo sa, ma le cambiano la vita. Tipo che sei impazzita a cercare su internet ricette di biscotti, infilandoti poi in un tunnel di foodblogger strepitosi (come diceva la Pina di radio DJ, se sei in un tunnel non cercare l'uscita, arredalo), che ti fanno passare le ore a sbavare davanti allo schermo e alle loro foto di ricette. In uno di questi hai trovato un riferimento a Il libro d'oro dei biscotti, che hai desiderato per giorni e che poi infine hai comprato sabato scorso. Hai passato il fine settimana a guardare le foto, praticamente sottraendoti a qualsiasi attività sociale.
E poi ieri sera eri nervosa. Eri nervosa perché stamattina dovevi parlare in pubblico, cosa che a te mette un'ansia pazzesca. E allora ti aggiravi per casa in preda all'isteria e per di più avevi in frigo un cartone aperto di panna che sta per scadere. La soluzione era una: far fuori il cartone di panna preparando una teglia di biscotti che ti facessero passare l'isteria. La ricetta, va da sé, l'hai presa dal libro d'oro, hai solo rivisto un po' le dosi perché tre teglie ti parevano eccessive e non avevi burro a sufficienza. Perciò.
Hai fatto sciogliere circa 50 gr. di burro in un pentolino, hai messo nel mixer 150 gr. di farina, 90 gr, di fecola di patate, 90 gr. di zucchero, un cucchiaino di lievito e mezzo cucchiaino di polvere di vaniglia (visto che costa come un trapianto di rene questa potete pure ometterla). Una volta mixati gli ingredienti in polvere hai aggiunto il burro fuso, un tuorlo e più panna di quel che prevedeva la ricetta. L'impasto è venuto un po' colloso e facevi fatica con le formine, ma il sapore ne ha guadagnato. Comunque, una girata di mixer, hai fatto la pallotta e stavi per metterla in frigo (per una quarantina di minuti) quando ti si son parate davanti le gocce di cioccolato. La morte sua. Così le hai aggiunte all'impasto.
Al momento convenuto hai infornato i biscotti per circa dieci minuti e puoi serenamente confermare che questi sono i più buoni che hai fatto finora.
E stanotte hai dormito benissimo.

2 febbraio 2009

Qualcuno mi aiuti

Mi chiamo lise.charmel e sono una consultatrice compulsiva di ricette. Compro riviste di cucina a iosa. Compro libri. Frequento forum. Consulto food blog. E basta. Le ricette mi limito a procurarmele, poi mica le faccio. Al massimo le leggo, se ci sono le foto le fisso.
Tranne che i dolci. Il venerdì sera sono diventata una pasticcera industriale. Sforno biscotti a ciclo continuo, tanto che il moroso mi ha dovuto chiedere di smettere, che avevamo troppe cose per la colazione in casa. Così li ho portati in ufficio.
E quatta quatta, venerdì scorso ho atteso che uscisse con gli amici per rimettermi al forno. Per prima cosa ho frullato un etto di nocciole sgusciate con due cucchiai di zucchero. Poi ho mescolato 150 gr. di zucchero con due uova. Ho aggiunto una tazzina di olio d'oliva, 300 gr. di farina, una bustina di lievito e le suddette nocciole. Ho aggiunto un cucchiaio di cannella. Avessi avuto in casa delle gocce di cioccolato sarebbero state perfette. Purtroppo no. Ho mescolato un bel po' e ho suddiviso l'impasto in una formina a ciambella e in una da plum-cake, il tutto in forno a 180°C per 40 minuti.
Il momento della cottura è visionabile qui.
Il sabato mattina era tutto così buono che il moroso non ha osato rimproverarmi. Però la ciambella gliel'ho fatta portare ai suoi genitori, che noi a casa nostra abbiamo ancora un panettone da finire.