Il bello del risotto è che è riso bollito, tanto bollito, finchè non c'è più niente da bollire. Il punto è in che cosa farlo bollire. Ad esempio se si ha, per caso, una padella rovente e si fa saltare dello speck a quadratini su un soffrittino di cipolla è ovvio voler far tostare il riso. Poi però deve cuocere e ha bisogno di un liquido. Hai poco tempo per decidere, un paio di minuti al massimo. Il solito brodo va bene, se è un brodo particolare è meglio, se hai una birra scura che per qualche motivo non hai ancora bevuto usa quella! Sì, puoi assaggiarla prima. Non basterà per la cottura quindi dopo continua con un brodo leggero, nessuna scazzottata nella mia cucina! Chiusura con burro, o ricotta, e se ti è avanzato dello speck saltato tanto meglio. Chissà quale liquido indosserà il risotto di domani?
Visualizzazione post con etichetta ricotta. Mostra tutti i post
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14 febbraio 2011
Il baricentro del risotto
Il bello del risotto è che è riso bollito, tanto bollito, finchè non c'è più niente da bollire. Il punto è in che cosa farlo bollire. Ad esempio se si ha, per caso, una padella rovente e si fa saltare dello speck a quadratini su un soffrittino di cipolla è ovvio voler far tostare il riso. Poi però deve cuocere e ha bisogno di un liquido. Hai poco tempo per decidere, un paio di minuti al massimo. Il solito brodo va bene, se è un brodo particolare è meglio, se hai una birra scura che per qualche motivo non hai ancora bevuto usa quella! Sì, puoi assaggiarla prima. Non basterà per la cottura quindi dopo continua con un brodo leggero, nessuna scazzottata nella mia cucina! Chiusura con burro, o ricotta, e se ti è avanzato dello speck saltato tanto meglio. Chissà quale liquido indosserà il risotto di domani?
12 febbraio 2010
Un post smielato, ma la ricetta no
Noooo!!
Sono le 20:40 e questi fanno pure le domande!
Dopo una giornata di lavoro, senza poter pranzare, eccomi schierata per la partecipazione volontaria al seminario interno dello studio.
Si odono parolacce: IRES IRE. Ma di che si parla?
Pian piano, dolcemente, le voci sbiadiscono e si perdono in lontananza.....
Brad (Pitt) mi sta guardando intensamente, dio com'è bello! Poi mi bacia e....
"Ci sono domande?"
Spalanco gli occhi (sobbalzando) sulle grisaglie dei colleghi ormai vinti anche loro dalla stanchezza, una luce livida illumina il relatore.
Ma io sono di nuovo altrove. A passeggio per la campagna romana in un tardo pomeriggio estivo. Da lontano vedo le due file parallele dei pini marittimi, che indicano la via al casale con i grandi ombrelli verdi aperti.
Cammino sui ciottoli di fronte all'entrata e Cerino, il cane più brutto e più dolce del mondo, si precipita fuori per accogliermi degnamente.
"Chi c'è? Oh... Carla! Tommaso, Tommà!!" Mia madre chiama mio padre all'interno.
"Ma che sorpresa che sei passata". Mio padre si affaccia ed esclama meravigliato "ma come stai bene!".
I miei si meravigliano sempre del fatto che io sia in vita.
Nella cucina enorme una pentola è sul fornello e nell'aria è sospeso un profumo di basilico screziato di un colore tondo e caldo che ricorda la terra dopo la pioggia, o le foglie di autonno bagnate di prima mattina. C'è anche un'odore di mare, salato.
Mia madre sta lavorando una ricotta bianchissima un un'ampia scodella "Calra, frulli tu le nocciole tostate?" "Certo". metto qualche cucchiaiata di nocciole nel frullatore ed accendo l'aggeggio infernale da cui sale un profumo intenso.
Mia madre spezzetta un mazzetto di basilico fresco nella ricotta e continua il suo lavoro, prende un paio di cucchiai dell'acqua di cottura della pasta e li aggiunge, il profumo del basilico si fa più intenso. L'acqua nella pentola bolle e nella schiuma di superficie qua e là fanno capoccella i sedanini che sono quasi pronti.
"Va bene così?" mostro il trito di nocciole a mia madre. "Si, aggiungile qui" eseguo.
La ricotta è ormai una crema profumatissima. La pasta è pronta. Mio padre ha apparecchiato fuori sul retro sotto il portico, da dove si vedono i campi.
Ci sediamo e papà mi versa del vinello bianco freddissimo e senza nome.
Non saprei immaginare questo tramonto se non accompagnato da questa pasta e da questo vino.
Prosit.
Sono le 20:40 e questi fanno pure le domande!
Dopo una giornata di lavoro, senza poter pranzare, eccomi schierata per la partecipazione volontaria al seminario interno dello studio.
Si odono parolacce: IRES IRE. Ma di che si parla?
Pian piano, dolcemente, le voci sbiadiscono e si perdono in lontananza.....
Brad (Pitt) mi sta guardando intensamente, dio com'è bello! Poi mi bacia e....
"Ci sono domande?"
Spalanco gli occhi (sobbalzando) sulle grisaglie dei colleghi ormai vinti anche loro dalla stanchezza, una luce livida illumina il relatore.
Ma io sono di nuovo altrove. A passeggio per la campagna romana in un tardo pomeriggio estivo. Da lontano vedo le due file parallele dei pini marittimi, che indicano la via al casale con i grandi ombrelli verdi aperti.
Cammino sui ciottoli di fronte all'entrata e Cerino, il cane più brutto e più dolce del mondo, si precipita fuori per accogliermi degnamente.
"Chi c'è? Oh... Carla! Tommaso, Tommà!!" Mia madre chiama mio padre all'interno.
"Ma che sorpresa che sei passata". Mio padre si affaccia ed esclama meravigliato "ma come stai bene!".
I miei si meravigliano sempre del fatto che io sia in vita.
Nella cucina enorme una pentola è sul fornello e nell'aria è sospeso un profumo di basilico screziato di un colore tondo e caldo che ricorda la terra dopo la pioggia, o le foglie di autonno bagnate di prima mattina. C'è anche un'odore di mare, salato.
Mia madre sta lavorando una ricotta bianchissima un un'ampia scodella "Calra, frulli tu le nocciole tostate?" "Certo". metto qualche cucchiaiata di nocciole nel frullatore ed accendo l'aggeggio infernale da cui sale un profumo intenso.
Mia madre spezzetta un mazzetto di basilico fresco nella ricotta e continua il suo lavoro, prende un paio di cucchiai dell'acqua di cottura della pasta e li aggiunge, il profumo del basilico si fa più intenso. L'acqua nella pentola bolle e nella schiuma di superficie qua e là fanno capoccella i sedanini che sono quasi pronti.
"Va bene così?" mostro il trito di nocciole a mia madre. "Si, aggiungile qui" eseguo.
La ricotta è ormai una crema profumatissima. La pasta è pronta. Mio padre ha apparecchiato fuori sul retro sotto il portico, da dove si vedono i campi.
Ci sediamo e papà mi versa del vinello bianco freddissimo e senza nome.
Non saprei immaginare questo tramonto se non accompagnato da questa pasta e da questo vino.
Prosit.
30 gennaio 2010
La ricotta (che poi è pure un film di Pasolini, se non mi sbaglio)
Torno a casa alle sette e mezzo del mattino e fuori ci sono tre gradi sottozero ed ho solo voglia di andare a letto e dormire tutto quello che posso dormire.
Ma mi accorgo che ho saltato la cena la sera prima; mi era venuta una mezza voglia di farmi la carbonara, mi ero fatta pure spiegare come fare - "niente aglio, niente cipolla, niente olio, e non cuocere l'uovo sennò fai una frittata!" - ma poi non avevo fame e poi è arrivata la telefonata di mia zia e sono dovuta andare: c'era la casa da pulire, i mobili da spostare, gli specchi da togliere; c'erano lacrime da asciugare, persone da abbracciare e un morto da vegliare.
Mi ossessiona il pensiero di mangiare, appena dentro casa, so che non prenderò sonno se non mangio qualcosa. Forse è una sorta di affermazione di vita questo urgente e crescente bisogno di mangiare dopo aver passato tante ore accanto ad un morto, mangio, dunque sono vivo, per ora.
Accendo il forno, metto a bruschettare del pane, accendo il fuoco e la tv, rainews24, senza audio. Cerco in frigo qualcosa da mettere sul pane, decido per la ricotta: pane arrostito, un filo d'olio, un po' di sale e la ricotta, come certe merende a casa di mia nonna, da piccola. Che poi, il morbido della ricotta in contrasto con il croccante del pane mi piace da morire e anche il freddo opposto al caldo.
Seduta accanto al fuoco, alle otto di una fredda domenica mattina, mangio pane e ricotta e penso ai vivi. E ai morti.
Ma mi accorgo che ho saltato la cena la sera prima; mi era venuta una mezza voglia di farmi la carbonara, mi ero fatta pure spiegare come fare - "niente aglio, niente cipolla, niente olio, e non cuocere l'uovo sennò fai una frittata!" - ma poi non avevo fame e poi è arrivata la telefonata di mia zia e sono dovuta andare: c'era la casa da pulire, i mobili da spostare, gli specchi da togliere; c'erano lacrime da asciugare, persone da abbracciare e un morto da vegliare.
Mi ossessiona il pensiero di mangiare, appena dentro casa, so che non prenderò sonno se non mangio qualcosa. Forse è una sorta di affermazione di vita questo urgente e crescente bisogno di mangiare dopo aver passato tante ore accanto ad un morto, mangio, dunque sono vivo, per ora.
Accendo il forno, metto a bruschettare del pane, accendo il fuoco e la tv, rainews24, senza audio. Cerco in frigo qualcosa da mettere sul pane, decido per la ricotta: pane arrostito, un filo d'olio, un po' di sale e la ricotta, come certe merende a casa di mia nonna, da piccola. Che poi, il morbido della ricotta in contrasto con il croccante del pane mi piace da morire e anche il freddo opposto al caldo.
Seduta accanto al fuoco, alle otto di una fredda domenica mattina, mangio pane e ricotta e penso ai vivi. E ai morti.
28 settembre 2009
Questo sarebbe una specie di dolce?
E' avanzata della ricotta che sta per scadere? Quante storie, basta sbatterla in una ciotola con un cucchiaino di miele e uno di cannella e poi versarla in due ciotoline, non molto grandi, perché di ricotta ce n'è rimasta poca e servirla a fine pasto. Il risultato, sarà la domanda (non molto gratificante) che il moroso farà affondando il cucchiaino nella ciotola.
30 maggio 2009
fate cheeeeeesssseeeee...
Allora per prima cosa ringrazio messer Oltranzista per aver accettato la mia richiesta per poter postare qui,devo dirvi una cosa però...magari dopo mi caccerete via ma diciamo che io ehm ehm cof cof ci lavoro in cucina...faccio la cuoca in un ristorante,ma tengo a precisare che mi sento pischella visto che non toccavo utensili di una vera cucina da quasi 10 anni.
Volevo regalarvi la ricetta di una torta che prima di riprendere in mano mestoli e stampini non sapevo fare e cioè la cheesecake...
La base dopo mille tentativi falliti è pura pastafrolla e dunque se non amate mettere le mani in pasta potete benissimo comprare quella già pronta nei supermercati,ma la sensazione di unire gl'ingredienti è davvero sublime sapete? la moglie del mio titolare per esempio odia impastare,sue testuali parole dice "gli fa schifo",mah!
Insomma riprendiamo il filo del discorso,stendete la pasta frolla ricavando un disco tondo con il quale farete solo la base di una tortiera a cerniera o in silicone e pungetela con la forchetta o la coprite con della carta forno piena di fagioli secchi sopra per evitare che il lievito la faccia crescere troppo in forno ventilato,magari o a gas va bene lo stesso a 150° per 20 min.
Intanto che la base si cuoce a parte in una terrina mettete 4 cucchiai di zucchero una confezione media di philadelfia,una media di ricotta e una media di mascarpone con un uovo intere ed un rosso e con un cucchiaio mescolate tutto fino a sciogliere lo zucchero e i grumi dei vari formaggi e nell'attesa mettete in frigo la terrina.
Quando la base è cotta sfornatela e lasciandola nella tortiera la fate raffreddare ed abbassate il forno a 125°,quando la base sè raffreddata versate il composto sopra la base e mettete in forno per 30 min.
Deve asciugarsi non deve avere risacche di liquidi e ogni tanto muovetela per vedere se il composto sè indurito e non è mollo.
Cotta la sfornate e lasciate raffreddare fuori 15 min e poi in frigo un 3 ore poi la togliete dalla tortiera senza romperla e spalmate un vasetto di marmellata su di essa...una qualsiasi,a vostro uso e consumo.
E tadan la cheesecake è pronta.
Volevo regalarvi la ricetta di una torta che prima di riprendere in mano mestoli e stampini non sapevo fare e cioè la cheesecake...
La base dopo mille tentativi falliti è pura pastafrolla e dunque se non amate mettere le mani in pasta potete benissimo comprare quella già pronta nei supermercati,ma la sensazione di unire gl'ingredienti è davvero sublime sapete? la moglie del mio titolare per esempio odia impastare,sue testuali parole dice "gli fa schifo",mah!
Insomma riprendiamo il filo del discorso,stendete la pasta frolla ricavando un disco tondo con il quale farete solo la base di una tortiera a cerniera o in silicone e pungetela con la forchetta o la coprite con della carta forno piena di fagioli secchi sopra per evitare che il lievito la faccia crescere troppo in forno ventilato,magari o a gas va bene lo stesso a 150° per 20 min.
Intanto che la base si cuoce a parte in una terrina mettete 4 cucchiai di zucchero una confezione media di philadelfia,una media di ricotta e una media di mascarpone con un uovo intere ed un rosso e con un cucchiaio mescolate tutto fino a sciogliere lo zucchero e i grumi dei vari formaggi e nell'attesa mettete in frigo la terrina.
Quando la base è cotta sfornatela e lasciandola nella tortiera la fate raffreddare ed abbassate il forno a 125°,quando la base sè raffreddata versate il composto sopra la base e mettete in forno per 30 min.
Deve asciugarsi non deve avere risacche di liquidi e ogni tanto muovetela per vedere se il composto sè indurito e non è mollo.
Cotta la sfornate e lasciate raffreddare fuori 15 min e poi in frigo un 3 ore poi la togliete dalla tortiera senza romperla e spalmate un vasetto di marmellata su di essa...una qualsiasi,a vostro uso e consumo.
E tadan la cheesecake è pronta.
18 aprile 2009
La Sicilia in bocca
E' che a volte mi mancano i sapori e allora cerco di mediare fra la voglia di ripartire e la paura di farlo.
Quindi ecco che mi lancio in cucina a sporcarmi la mani di coccole e cose buone.
Mi ha regalato due sacchetti di pistacchi: quelli tostati e salati che conosciamo tutti e quelli naturali, così come sono.
Quindi, mentre mi spacco le unghie aprendo quelli salati da sgranocchiare fra una lacrimuccia e l'altra, prendo l'altro sacchetto e inizio a sgusciare questi pistacchi verdi verdi e quasi freschi, ottimi, mettendoli nel tritatutto insieme a una manciata di foglie di prezzemolo e uno spicchio di aglio fresco.
A parte, con tagliere e mezzaluna, trito il basilico con un rametto di maggiorana fresca del mio orto, all'attico di un palazzo di Torino.
L'olio è quello del sud: verde torbido e sapido, fantastico.
Faccio appena soffriggere nell'olio i pistacchi con il prezzemolo e l'aglio -finemente tritati- e poi aggiungo due cucchiai di ricotta di pecora e il basilico.
Salo solo un poco, una macinata di pepe nero e poi faccio fatica a non mangiarla così com'è, la mia salsetta.
Nel frattempo faccio cuocere una pasta fresca oppure una classica pasta che sia però concava, ad esempio le conchiglie.
Però, senti: io ho fatto le orecchiette. In salsa di pistacchi.
Minchia (è la Sicilia in bocca).
Quindi ecco che mi lancio in cucina a sporcarmi la mani di coccole e cose buone.
Mi ha regalato due sacchetti di pistacchi: quelli tostati e salati che conosciamo tutti e quelli naturali, così come sono.
Quindi, mentre mi spacco le unghie aprendo quelli salati da sgranocchiare fra una lacrimuccia e l'altra, prendo l'altro sacchetto e inizio a sgusciare questi pistacchi verdi verdi e quasi freschi, ottimi, mettendoli nel tritatutto insieme a una manciata di foglie di prezzemolo e uno spicchio di aglio fresco.
A parte, con tagliere e mezzaluna, trito il basilico con un rametto di maggiorana fresca del mio orto, all'attico di un palazzo di Torino.
L'olio è quello del sud: verde torbido e sapido, fantastico.
Faccio appena soffriggere nell'olio i pistacchi con il prezzemolo e l'aglio -finemente tritati- e poi aggiungo due cucchiai di ricotta di pecora e il basilico.
Salo solo un poco, una macinata di pepe nero e poi faccio fatica a non mangiarla così com'è, la mia salsetta.
Nel frattempo faccio cuocere una pasta fresca oppure una classica pasta che sia però concava, ad esempio le conchiglie.
Però, senti: io ho fatto le orecchiette. In salsa di pistacchi.
Minchia (è la Sicilia in bocca).
25 marzo 2009
metti una sera a cena
Una di quelle sere in cui decidi di aver voglia di cucinare ma non anche di andare a fare la spesa.
Guardi il frigo e la dispensa, qualcosa c'è.
E allora chiami l'assaggiatore malcapitato (ma quando mai...) e gli dici: ven sì ninin, che ho voglia di cucinare e mi fa pena il pensiero del tuo riso in busta -ma questo non gliel'ho detto-
Ricotta fresca, di quella che si consuma in giornata. Le noci fresche -ma vanno bene anche quelle di natale, caso mai ve ne fossero avanzate- e poche altre cose.
Trito le noci con mezzo spicchio di aglio, aggiungo la ricotta e un po' d'olio (a me l'olio piace che si senta: poco, ma gustoso). Una macinata di pepe, una bustina di zafferano in polvere, un pizzico di sale.
Nel frattempo metto su l'acqua per i fagottini al radicchio, allungo la salsetta con un po' d'acqua di cottura e le faccio prendere temperatura sistemandola in un tegamino a fuoco bassissimo.
Scolo i fagottini e giù a immergersi nella bagnetta (in piemonteis).
Buoni, anche di più.
Guardi il frigo e la dispensa, qualcosa c'è.
E allora chiami l'assaggiatore malcapitato (ma quando mai...) e gli dici: ven sì ninin, che ho voglia di cucinare e mi fa pena il pensiero del tuo riso in busta -ma questo non gliel'ho detto-
Ricotta fresca, di quella che si consuma in giornata. Le noci fresche -ma vanno bene anche quelle di natale, caso mai ve ne fossero avanzate- e poche altre cose.
Trito le noci con mezzo spicchio di aglio, aggiungo la ricotta e un po' d'olio (a me l'olio piace che si senta: poco, ma gustoso). Una macinata di pepe, una bustina di zafferano in polvere, un pizzico di sale.
Nel frattempo metto su l'acqua per i fagottini al radicchio, allungo la salsetta con un po' d'acqua di cottura e le faccio prendere temperatura sistemandola in un tegamino a fuoco bassissimo.
Scolo i fagottini e giù a immergersi nella bagnetta (in piemonteis).
Buoni, anche di più.
24 marzo 2009
La Riri-cotta dolce dietetica a volte
Il fatto è che la Riri, in realtà, è la mia figlioletta di 5 mesi, e pesa otto dico 8 chili. E io, che notoriamente sono pazzo, mi son messo in testa di cuocere di nuovo la ricotta. Anzi, il vero fatto è che sono innamorato. Comunque, le dosi sarebbero: uno scatolino (250 g)di ricotta, una stecca (100 g) di cioccolato fondente al 70% (o più)di cacao, un uovo, un cucchiajo di farina e uno di zucchero. Unisci gli ultimi due così la farina non fa grumi, dopo aver mescolato aggiungi l'uovo e la ricotta e la stecca sbriciolata in pezzetti, metti in forno per mezz'ora a 180 gradi. Però se non sei a dieta puoi aggiungere una bustina di vanillina, raddoppiare il cioccolato, unirvi mascarpone e amarene fabbri, dipende quanto sei goloso e slovato. Buona tiepido-calda ma pure fredda. Io sono pure pazzo, dicevo, e penso che stanotte dormirò in macchina.
26 ottobre 2007
frittelle di ricotta
di là ci sono due bambini che dormono, di qua una cucina che non conosco e degli ingredienti a caso. "tanto sei skipper, ci sei abituato". vero, in barca non sai mai cosa si trova in cambusa, e alla fine ci si arrangia sempre: ci si adopera come meglio si può, tra le chiacchiere e gli sguardi intorno: solo che ora sono mobili di lusso, accessori coordinati, impianto stereotvdvd della madonna, mette soggezione. le uova arrivano dalla fattoria dei genitori, hanno ancora un po' di (merda? terra?) attaccata sopra. la ricotta no, è normale. uova sbattute, ricotta, farina. dice pepe ma facciamo noce moscata. sale. se ci fosse ci metterei il timo, lo adoro. lo conoscono in pochi, ed è un profumo unico, è il profumo delle erbe lungo i sentieri nel pomeriggio, quando il sole ci picchia sopra e le scalda. se il frinire delle cicale avesse un odore, sarebbe profumo di timo. da bambino andavo a raccoglierlo sulle rocce che affioravano tra gli ulivi della valletta di fronte, poi lo facevo seccare, lo imbustavo in bustine piccole, e lo vendevo a duecento lire a bustina, per strada davanti al lungomare. le signore mi chiedevano come usarlo, stupite di ricevere consigli culinari di un bambino di sei anni, e io dicevo che secondo me stava bene sulle uova, sugli arrosti, con i funghi e in qualche minestra delicata, tipo la zucca vellutata. anche nelle frittelle comunque starebbe bene. ah, parmigiano. il risultato è un pappone un po' colloso che resta appiccicato al dito dopo che l'hai tirato giù dal cucchiaio nell'olio caldo. è una scusa per stare spalla a spalla agli stessi fornelli, a girare le frittelle facendo finta di scottarsi il dito per farcisi dare un bacio sopra. rimasugli di innocenza dimenticata, torna fuori dai cassetti che si aprono disortinatamente lasciando cadere istantanee casuali. per fortuna ci sono i dadini di pomodoro fresco, vicino nel piatto, a ricordare che è cambiato millennio, nel frattempo, e che dormono due bambini, di là.
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