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30 agosto 2014

Il curry è il mio nuovo credo

Dose per 6 persone

480 gr di riso (vialone nano, ma per chi ama il carnaroli faccia pure con quello ;P)
2 zucchine medie
sedano-carote- cipolle-zucchine
burro
pepe nero
curry
grana

Procedimento:

Tagliare a cubetti sedano carote e cipolle (per chi non si vuole cimentare va benissimo il soffritto misto) e metterle in una pentola con una noce di burro e un filo d'olio e tagliare i culetti delle zucchine, lavarle e grattuggiare le zucchine con la lama grande della grattugia e aggiungerle al soffritto, salare e pepare e lasciare soffriggere in seguito bagnare con mezzo bicchiere di vino bianco.Versare il riso e farlo tostare fino a far sfumare il vino, poi bagnare man mano con brodo vegetale fino alla cottura, a metà aggiungere 4 cucchiai di curry.In una ciotola preparare il tutto per la mantecatura 50 gr di burro, 4 cucchiai di grana e un cucchiaini di pepe nero.

Servire all'onda.

19 novembre 2011

biryani

il biryani è la ricetta tradizionale indiana, anche se le sue origini sono in persia, qualcosa come seicento anni fa. è fatta con una coppia di persone meravigliose, che abitano il mondo come se fosse casa loro, e la loro casa come se fosse tutto il mondo. ti accolgono con il sorriso e ti fanno sentire arrivato, dopo due settimane di pellegrinaggi faticosi. poi c'è un posto da favola, una casa antica e saggia circondata da piantagioni di cocchi e banane, con il giardino di spezie davanti, dove ti alzi al mattino e la prima cosa che vedi è il sole che sorge davanti alla veranda. i rumori che senti sono quei suoni della natura che ti vendono in cd per rilassarti, solo che sono dal vivo. tutto è insaporito dallo yoga al mattino, con uno yogi di età indefinibile, pacato e saggio e insieme allegro e divertente, e massaggi ayurvedici per il resto della giornata. il contorno sono elefanti, bufali, gazzelle e scimmie.
poi si mette tutto a strati, si tappa con un coperchio sigillato con la pasta fresca e si fa andare ancora due minuti. quando si porta a tavola e si apre escono le risate e i sorrisi, e tutti nel raggio di chilometri sanno che lì c'è gioia.

26 maggio 2011

Cinnamon

Ieri era il compleanno del mio coinquilino e ‒ sempre ieri ‒ ancora coltivavo la pia illusione di poter scrivere 40 mila battute per un esame in meno di 48 ore, così ho lasciato la cucina nelle sue mani.

Il festeggiato ha preparato un piatto indiano di cui si favoleggiava da un mesetto (lui ama programmare: già un mese fa aveva deciso che ieri avremmo mangiato il piatto indiano che aveva imparato a cucinare). Lo abbiamo consumato, insieme ad altri amici, seduti a terra in piazza San Francesco, come si usa fare tra i giovani qui a Bologna, con molta birra e molto vino e un dolce strano di cui magari scriverò un'altra volta. Dunque questa non è una vera e propria ricetta, ma la ricetta a cui sono riuscito a risalire osservando e gustando (a proposito, era buono, bravo coinquilino!).

Da quello che ho capito la ricetta per otto persone è più o meno così: si fa bollire mezzo chilo di riso basmati in una pentola, mentre in una padella imburrata si fanno saltare un altro mezzo chilo di petto di pollo a pezzi, carote tagliate a filetti in abbondanza, e credo nient'altro. Da qualche altra parte (un'altra padella, immagino) intanto bisogna far tostare le mandorle spellate. Poi si mette tutto in una scodella gigante, si mescola per bene e si lascia raffreddare in frigo. Non fate come il mio coinquilino, che ha preparato tutto mezz'ora prima di uscire, e poi ha dovuto portarsi in giro la scodella rovente con quel caldo che faceva.

Ah, ecco, in padella c'era dell'altro. Incuriosito dal piatto indiano, ho chiesto se ci fosse anche qualche spezia particolare ‒ curry, coriandolo... Candidamente (e con l'accento napoletano) il coinquilino mi ha risposto: «Sì, certo! Ci ho messo la cannella! Ma poca, neanche si sente!»

22 marzo 2011

Ecologia delle Rel-Azioni

Capperi che olive!

Mio papà


Sono anni che lavoro su questo, in lungo ed in largo, c'ho scritto anche una tesi, potrei tenere delle conferenze sull'argomento.
Non esiste davvero una risposta, come dice il Buddha ne esistono almeno settemila per ciscuna domanda, ma alle volte pare una forza occulta ad impedire l'evoluzione del proprio copione, riportandoci indietro in un istante, tutti quanti, alla matrice originaria, rendendola l'unica possibilità di essere, un faticoso tentativo di comunicazione tra l'adulto che siamo ed il bambino interiore che ci portiamo dentro, inconsapevoli per lo più del terreno dove ci stiamo muovendo, se non a sprazzi, un' ostinata lotta dentro dinamiche inafferrabili, senza esclusione di colpi verso noi stessi e gli altri. Automatismi che ci costringono ad un inutile fardello di sofferenza, spazzando via ferocemente il qui e ora come unico momento reale per viverne uno che non esiste più, che non rappresenta nemmeno più un centesimo della minaccia che rappresentava allora, quando lo abbiamo messo in atto come unica possibile strategia.
E pensare che oggi potremmo essere felici molto più di quanto non ci concediamo di essere.
Allora io per tutto questo e per molto altro ancora, mi domando: se mi fanno schifo da sempre, perchè continuo a sentirmi costretta a mettere le carote nella peperonata e non posso liberare la mia ricetta una volta per tutte da quelle insopportabili robine dolciastre a pezzettini arancioni del tutto fuori luogo?

20 dicembre 2010

Post brasato appassionato

Dal primo post alla cena le invitate erano aumentate, attestandosi intorno a quota 40.

9 chilogrammi di manzo (cappello di prete), 500 grammi di pancetta affumicata, 35 carote, 20 cipolle, 30 coste di sedano, 8 chiodi di garofano, 300 gr di burro, 500 ml di olio extravergine, 4 mazzetti di spezie (alloro, salvia, rosmarino), 6 litri di barolo (cheap and chic), due scatole di passata di pomodoro, 2 litri di brodo vegetale, sale, pepe. Steccato il brasato con carota, sedano e pancetta. 12 ore di marinatura, 5 ore di cottura.

L'applauso al cuoco-sociologo, alla fine, è arrivato... insieme alla nausea per uno dei miei piatti preferiti...

16 dicembre 2010

Non per vegetariani.....

E intanto sta bollendo nella pentola una testina di vitello.

E mentre bolle, si espande nella casa odore di brodo. Sedano, carota, cipolla. Un classico.

La testina lentamente si cuoce.

Gli estimatori lo sanno.

La carne morbida e gommosa della testina di vitello è decisamente un piatto prelibato.

E oggi avevo bisogno di cucinare un piatto così. Che andasse da solo. Che si facesse ricordare solo per il profumo. E che con il profumo mi portasse proprio lì.

Che non impedisse alla mente di continuare a pensare, ma che riuscisse a dare ai pensieri una consistenza più morbida.

Perchè ogni tanto bisogna tornare.

11 novembre 2010

Ok, ci riprovo

Pensavo di aver pubblicato un post in cui dicevo del timballo, il timballo abruzzese.
Ma non capisco dove si è perso.
Quindi lo riscrivo.
E' che ho fatto il compleanno, un compleanno palindromo, e bisognava festeggiare, quando mi ricapita un compleanno palindromo?
Ho invitato un po' di gente ed ho deciso di fare una cosa semplice, il timballo.
"Il timballo non è semplice!" ha detto mia madre.
Ma io non le ho dato retta. Del timballo mi piaceva l'idea che lo metti in forno e quello se ne sta lì a cuocere per un'ora poco più, da solo, mentre tu fai altro, che so, apparecchi la tavola, decori il camino con delle zucche e delle foglie di vite, pulisci il bagno... e quando arrivano gli ospiti lo tagli e lo metti nei piatti e ti siedi con gli altri a mangiare e chiacchierare.
"Comincia presto!" ha detto mia madre "A fare il timballo ci vuole tempo! Comincia a fare il sugo, subito!". Mi sembrava esagerata, mia madre, erano le due del pomeriggio, diciamo che ho aspettato le tre ed ho messo a fare il sugo, il sugo importante, quello con la carne, che deve sobbollire un paio d'ore e schizzare il gas e le piastrelle della cucina.
Alle quattro ho messo a cuocere la carne macinata (soffriggi un po' di cipolla, sedano, carote, butti la carne macinata, poi un po' di vino bianco, infine un po' di sugo, giusto per tingerla un po', la carne).
Nel frattempo ho pulito la cucina - che essendo trenta mq di cucina richiede un po' di tempo.
Alle cinque e mezzo ho cominciato a preparare la sfoglia, ho impastato con queste mie manine d'oro cinque uova di pasta, l'ho tirata con la macchinetta, è stata un'impresa, cazzo!, ci ho impiegato un'ora e qualcosa.
Poi ho tagliato le mozzarelle, grattato il parmigiano, messo a bollire l'acqua.
Alle sette ho cominciato ad assemblare il tutto.
Alle sette e mezzo mi chiama una delle invitate per dirmi che stavano partendo ed in mezz'ora sarebbero stati a casa mia. Non ho detto niente ma ha capito che era meglio se arrivavano alle nove.
Alle otto il timballo era in forno.
Alle nove e mezza faceva la sua bellissima figura dentro i piatti dei miei amici e tutti mi hanno detto che era una capolavoro di timballo - ed era effettivamente buonissimo.
Alle dieci, dopo aver servito il secondo - costatine di maiale al forno con le patate, mi sembrava facile pure quello - sono crollata sul divano.
Alle undici dormivo mentre i miei ospiti mangiavano il dolce che per fortuna aveva fatto mia madre.
Loro, fra una chiacchiera e l'altra, sono andati avanti fino alle due.
Il timballo lo rifaccio, se lo rifaccio, quando compio cinquant'anni.

6 novembre 2009

contrasti

Sono fighetta, mi tocca ammetterlo. Ah, no, le fighette dicono radical chic. Sono radical chic, lo dico.
Mi piacciono le cose che appagano la vista.
La sera apparecchio la tavola con cura [che ne dite di fare una raccolta di foto delle nostre tavole?] anche quando decido di mangiarmi solo le unghie.
Beh, tempo fa ho comprato delle fondine color melanzana perchè sai come ci sta bene dentro il passato di verdura?
Bene, stasera sono cromaticamente esaltata perchè sì, il passato di verdura nei piatti violacci ci sta bene, ma la vellutata di 3 patate gialle, una carota e un porro ci sta davvero daddio..

17 marzo 2009

Come dare una svolta etnica a sacchetto muffito del frigo

Ti compri la verdura biologica quando hai gli accessi di salutismo. Accessi che finiscono subito dopo aver pagato l'acquisto, come se bastasse tenere la verdura in frigo per essere più sani.
Te ne vai alle fiere del consumo critico per adottare uno stile di vita consapevole, che poi fa a pugni col tuo desiderio di vestiti alla moda e un sacco di altre cose. Ma insomma, ci provi.
Per la premessa al punto uno il risultato è che ti trovavi in casa tre carote che stavano velocemente per prendere la via della spazzatura. Per la premessa al punto due, mentre girovagavi per gli stand sei stata placcata da una delle venditrici di libri di Terre di Mezzo, che ti ha abilmente convinta dell'acquisto di un ulteriore libretto di ricette, di quelli che tu sfogli sempre volentieri e morire se li usi una volta.
Epperò nel libretto la ricetta più facile comprendeva l'uso delle carote e di pochissimo altro, che per miracolo avevi già in casa (nella tua dispensa manca sempre qualcosa). E poi ieri sera eri a casa da sola, perciò hai aperto il libretto, tagliato le carote pulite a rondelle (nel libro diceva di grattugiarle, ma faceva veramente troppo ospedale), le hai condite con il succo di un'arancia, olio, sale, pepe, un cucchiaino di zucchero di canna del commercio equo, una spolverata di cannella e una manciatina di mandorle sbriciolate.
Non ci potevi credere: era pure buona!