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4 novembre 2010

Melanzane all'ischitana

La settimana scorsa ho deciso di mettermi a dieta e oggi per la prima volta, a 25 anni suonati, ho mangiato da McDonald's (un Big Mac).

La cosa mi crea contrasti interni che esorcizzerò con una ricetta sia antidietetica sia genuina: Melanzane all'ischitana.

Questa ricetta me l'ha insegnata una ragazza di Ischia. In realtà me ne ha insegnate due diverse, ma vi dirò solo quella che mi è piaciuta di più.

Servono:

- melanzane
- cipolle
- salsa di pomodoro
- mozzarelle
- un uovo
- farina
- un sacchetto per surgelare
- olio
- sale

Prima di tutto la melanzana va fatta a fette, di lungo e in numero pari. L'uovo bisogna sbatterlo e usarlo per "ungere" le fette di melanzana, ma prima pensiamo al sugo, che si fa con le cipolle e la salsa di pomodoro. Appunto, si fa con le cipolle e la salsa di pomodoro. Non credo ci sia da aggiungere altro.

Le melanzane, dicevamo, a questo punto sono "sporche" di uovo sbattuto. Ora si mette della farina in un sacchetto per surgelare (giuro: la ragazza di Ischia ha fatto così), si infila una fetta di melanzana "invuovata" e si agita il sacchetto finché la farina non si incolla all'uovo. Così per tutte le fette. Questa era la parte più divertente della ricetta.

Fatto questo bisogna friggerle tutte. Poi si fa a fette la mozzarella e si prepara il tutto per essere infornato: prima una fetta di melanzana fritta, poi uno strato di mozzarella, poi ancora una fetta di melanzana fritta e poi il sugo. E così via.

Sono pesanti, ma ne vale la pena.

L'altra versione, comunque, è quasi uguale: invece del sugo ci vanno i pomodorini conditi con olio sale e origano, all'uscita dal forno. Anzi, mi viene il dubbio che forse anche il sugo vada messo all'uscita dal forno. Mi informo meglio. Restate in linea, vi terrò aggiornati.

14 aprile 2010

code, il nostro nome è code di gamberi

Vai dal tuo pescivendolo preferito, a Verona son pochi sinceramente che valgono e che hanno la nomea di buoni pescivendoli, comunque ne prendi per 4 persone che son circa 10 a testa.

Arrivi a casa e li pulisci lasciando la buccetta solo nella parte finale e con uno spelucchino[piccolo coltellino], incidi la schiena e con le dita tiri fuori il filino o filone di cacca che possiede il gambero, très chic.

Triti finemente uno spicchio d'aglio, se invece non potete sopportarlo, spicchio d'aglio vestito da togliere in seguito,del pomodoro fresco passato, sale, pepe, peperoncino tritato, origano e dell'aceto balsamico e lasci andare un pò a fuoco medio, finchè non si asciuga l'acqua che sicuramente butterà il pomodoro.

Si versano dentro i gamberi e si allargano per non farli stare troppo attaccati a fuoco vivo sennò pippano e cioè fanno acqua...4 minuti per parte e poi si servono sul letto di valeriana precedentemente condito con olio.

31 gennaio 2010

Il meraviglioso mondo dei...radicchi e delle cipolle

Ebbene ogni volta che partecipo trovo sempre una/o buona/o compagna/o di viaggio...chiacchiere e kilometri da macinare, ringrazio missis Sagami per avermi preso su :-).

Comunque i radicchi sono infiniti e diversi, tutti buoni, assolutamente stupendo e non poco un infornista che non sapeva de "il meraviglioso mondo dei radicchi".

Li pulisco delle foglie un pò marce li affetto per lungo li depongo con amorevole devozione in pirofiline kuki le cospargo con un velo di sale, pepe nero ed olio e a 175 per 20 minuti li passo in forno.
E fra un cocktail kiwi/zenzero e due chiacchiere affetto il brie in fettine sottili che dispongo poi sui radicchi, cospargo di pinoli[andrebbero tostati] e un filo d'olio al basilico.
In forno a 150 per 10 minuti e il l'iinfinito mondo del radicchio divinerà il nostro palato, lo so porzioni mignon la prossima vola esageriamo :-P[seeeeeee].

E mentre c'era chi impastava gnocchi e scioglieva cioccolato, io m'affettavo, piangendo due cipolle dorate, le metto in una pentola con un tocchetto di burro le faccio rosolare un pò, aggiungo due cucchiai di farina, panna liquida un litro e lascio che si condensi, senza grumi mi raccomando, formaggio a piacere vostro [io ho messo, emmental, fontina e grana grattuggiato...].
Lasciamo sciogliere e servire dopo aver spruzzato di prezzemolo tritato.

Ottimo l'accostamento con l'arrosto di maiale o con delle patate bollite o cotte al vapore.

1 novembre 2009

Chantilly

Mettiamo che ti avanzi della crema pasticcera dalla crostata di frutta di un compleann, metti che hai un pò di panna fresca in frigo da finire, e ti ritrovi con un pò di frutta già tagliata avanzata dalla crostata, ecco qui le mie coppe chantilly con frutta calda.

Montare a neve con un pò di zucchero a velo la panna fresca, aggiungerla piano alla crema pasticcera raffreddata precedentemente, mescolare dall'alto in basso per non smontare la panna e mettere con cucchiate nei bicchieri o in ciotoline, coprire con cellophane e riporre in frigo un paio d'ore.

Versare la frutta tutta in una padella, 3 cucchiai di zucchero di canna, rhum o amaretto o grand marnier [a seconda del gusto che volete dare alla frutta], e della marmella o miele da finire.
E lasciate cuocere a fuoco basso fino a che non diventa cremosa.

Servire la ciotolina di crema con sopra questa frutta alcolica ma veramente buona, se volete servite con pavesini.

5 settembre 2009

crema di mascarpone al limoncello

Allora era da un pò che non postavo,e da quando son qua che non vi donavo una ricetta dolce...io prediligo il salato ma i dolci mi riesco anche fin troppo bene eh eh.

Procuratevi 250 gr di mascarpone,250 gr panna fresca,3 uova,75 gr di zucchero,75 di zucchero a velo,4 fogli di cola di pesce e un mezzo bicchiere di limoncino.

In una terrina mettete lo zucchero il mascarpone,separate i rossi dai bianchi[che mointerete con un pizzico di sale] mescolate piano il tutto.aggiungendovi inseguito gli albumi montati a neve e la panna montata con i 75 gr di zucchero a velo.

In un'altra terrina coprite d'acqua fredda e mettete in ammollo i 4 fogli di colla di pesce nel frattempo mettete il limoncino in una padella e portate in ebollizione a fuoco lento,quando i foglimsi saranno ammorbiditi strizzateli bene e versateli nel limoncino e mescolate bene facendo ben sciogliere i fogli.

Versate il composto nella crema e piano piano incorporate nel senso in cui avete montato la crema.

Mettete in cocottine,ciotole,bicchiere tumbler coprite con della pellicola e mettete in frigo per 4 ore.

Per servirli affidatevi alla vostra fantasia.

21 luglio 2009

a proposito di filadelfia

mi dicono che non scrivo più ricette. è vero. perché non sto cucinando, mangio quello che capita e quando cucino non vado oltre il risotto (che meriterebbe non una ma cento ricette). mi sto dedicando al consumo compulsivo di generi alimentari, attività che non lascia spazio a preparazioni di alcun tipo.
tuttavia la citazione della crema di latte (oh sulla confezione c'è proprio scritto formaggio!) mi fa venire in mente la crema al gorgonzola, cavallo di battaglia dei miei antipasti. è l'unica ricetta in cui ne ammetto la presenza.

è che quando ho gente a cena (avevo, visto da quanto tempo non invito nessuno) mi piace avere i miei ospiti intorno mentre finisco di preparare, invece di farli stare seduti composti a tavola, magari in religioso silenzio. e allora man mano che arrivano gli presento verdure crude di tutti i generi, e una vasca di filadelfia frullato con il gorgonzola, finché non diventano una cremina liscia e morbida. basta buttarli nel minipimer, io faccio cinquanta e cinquanta ma poi va a gusto; e alla fine, prima dell'ultima girata, un goccio di whiskey.
sui gambi di sedano e sulle carote è un delirio.

18 aprile 2009

La Sicilia in bocca

E' che a volte mi mancano i sapori e allora cerco di mediare fra la voglia di ripartire e la paura di farlo.
Quindi ecco che mi lancio in cucina a sporcarmi la mani di coccole e cose buone.
Mi ha regalato due sacchetti di pistacchi: quelli tostati e salati che conosciamo tutti e quelli naturali, così come sono.
Quindi, mentre mi spacco le unghie aprendo quelli salati da sgranocchiare fra una lacrimuccia e l'altra, prendo l'altro sacchetto e inizio a sgusciare questi pistacchi verdi verdi e quasi freschi, ottimi, mettendoli nel tritatutto insieme a una manciata di foglie di prezzemolo e uno spicchio di aglio fresco.
A parte, con tagliere e mezzaluna, trito il basilico con un rametto di maggiorana fresca del mio orto, all'attico di un palazzo di Torino.
L'olio è quello del sud: verde torbido e sapido, fantastico.
Faccio appena soffriggere nell'olio i pistacchi con il prezzemolo e l'aglio -finemente tritati- e poi aggiungo due cucchiai di ricotta di pecora e il basilico.
Salo solo un poco, una macinata di pepe nero e poi faccio fatica a non mangiarla così com'è, la mia salsetta.
Nel frattempo faccio cuocere una pasta fresca oppure una classica pasta che sia però concava, ad esempio le conchiglie.
Però, senti: io ho fatto le orecchiette. In salsa di pistacchi.
Minchia (è la Sicilia in bocca).

25 marzo 2009

metti una sera a cena

Una di quelle sere in cui decidi di aver voglia di cucinare ma non anche di andare a fare la spesa.
Guardi il frigo e la dispensa, qualcosa c'è.
E allora chiami l'assaggiatore malcapitato (ma quando mai...) e gli dici: ven sì ninin, che ho voglia di cucinare e mi fa pena il pensiero del tuo riso in busta -ma questo non gliel'ho detto-
Ricotta fresca, di quella che si consuma in giornata. Le noci fresche -ma vanno bene anche quelle di natale, caso mai ve ne fossero avanzate- e poche altre cose.
Trito le noci con mezzo spicchio di aglio, aggiungo la ricotta e un po' d'olio (a me l'olio piace che si senta: poco, ma gustoso). Una macinata di pepe, una bustina di zafferano in polvere, un pizzico di sale.
Nel frattempo metto su l'acqua per i fagottini al radicchio, allungo  la salsetta con un po' d'acqua di cottura e le faccio prendere temperatura sistemandola in un tegamino a fuoco bassissimo.
Scolo i fagottini e giù a immergersi nella bagnetta (in piemonteis).
Buoni, anche di più.

24 novembre 2008

Il saggio dice che il manzo è andato ed è tonnato

Il grande maestro Sal On Deturin sedeva ai margini del bosco immerso nel silenzio della meditazione. Erano oramai giorni che non comunicava, che non dormiva e nemmeno mangiava. Qualcuno si chiedeva sospettoso come facesse anche con altre funzioni vitali, ma ciò dava prova della sua superiorità. Alcuni allievi gli portarono dei cibi in offerta che gli non toccava e questi si accumulavano ai piedi del saggio. Giunse una ragazzina con piccolo piatto, sul quale c'era un piccolo rotolino di carne che porse allo sguardo vacuo del maestro. Il vecchio come un camaleonte srotolò la lingua e inghiotti il boccone. Tutti rimasero stupiti, il maestro spiego: "nell'universo esistono equilibri che gli uomini chiamano numeri, i cuochi pesi o volumi, i sarti metri. Ma l'eleganza è nel piccolo come nel grande. Non c'è discrepanza tra il tuorlo di due uova e cento grammi di tonno sottolio sgocciolato. Non c'è inimicizia tra un cucchiaino di capperi e un'acciuga. Tra un filo d'olio, una spruzzata di limone e pizzico di sale non può esserci che equilibrio. Immaginate il caos fattosi lame rotanti che mischia il tutto finché la materia non sembra liquido e il liquido materia. Ciò che ottenere si può avvolgere in una piccola fetta di carpaccio di manzo. L'universo gioisce nell'immensamente grande e nell'immensamente piccolo". La ragazzina titubante aggiunse "il limone e l'olio condiscono anche fuori dall'universo" e  tutti applaudirono. Poi un uomo disse "occorre avere il caos dentro per far nascere una stella danzante" e lo presero a pietrate.

23 settembre 2008

Brodo, miola, pan grata'...

Questa è la pearà. A grandi linee. Da mangiare tradizionalmente col lesso, la domenica a pranzo, tanti commensali e fuori il freddo. Piatto povero,di pazienza, dosi degli ingredienti ad occhio ed esperienza ma comunque intransigente. Ci vuole la pentola in coccio, senza neppure cominciare. Ci vogliono almeno due ore – due ore e mezza, altrimenti vai in trattoria. Devi mescolare ma non grattare il fondo, il rischio è che sappia da bruciato. Il pepe solo macinato fresco, altrimenti fai il purè. Mettere il brodo caldo nella terracotta, aggiungere il pan grattato, del burro, il midollo ( miola ) preso dal manzo usato per fare il brodo, un po’ di parmigiano ( niente sale ) e del pepe ( fondamentale, non lesinare). Poi si remena (mescola) e si aggiusta, si lascia borbottare, si remena, si aggiusta ancora, si beve un bicchiere di valpolicella, si assaggia, si aggiusta, si remena e quando è l’ora di servirla c’è n’è metà.

15 settembre 2008

Il sugo per eccellenza

Causa l'affetto immenso e confuso del mio fidanzato, mi sono ritrovata con una quantità di pomodori bastevole alla Cirio. Scartata la possibilità di esitare la fornitura alla medesima, ieri sera ho dovuto necessariamente procedere al confezionamento di una congrua quantità di sugo. Ed è lì che ho iniziato a pensare a quanto nessuna massaia, in Italia, prepari il sugo di pomodoro fresco nello stesso modo di un'altra. Soprattutto, si fa presto a dire pomodoro. C'è chi pretende solo il Sanmarzano, chi il Pachino, chi il Butalino, chi - in genere, le più snob tra le campane - i c.d. pomodorini del piennolo, ecc. C'è chi li spella (a crudo? a caldo? già si accendono le discussioni, perchè il pomodoro, soprattutto se piccino, si spella facilmente solo a caldo, ma a caldo prende quel sapore c.d. da "pomodoro sbollentato" che a certi non piace...) e li priva dei semi; chi invece butta tutto insieme, pellecchie e semini, tanto poi c'è il passaverdura, o anche no. C'è chi divide a metà i pomodori, li cosparge  di sale e poi li lascia lì a dar giù l'acqua; e chi invece conserva ogni stilla, per timore di disperdere gli aromi. C'è chi li taglia con il coltello, e chi si indigna, "ché il ferro li attosca!", e li rompe con le nude mani. E questo solo per quel che concerne i pomodori.

Poi, al livello superiore, scatta la rissa. Aglio? Cipolla? Entrambi? Aglio nudo o vestitio? Intero o no? Intatto o schiacciato? Lasciato nel sugo, o messo e tolto? Cipolla a fette larghe o sottili? O tritata? Mamma mia. E poi: quale cipolla? Bianca, rossa, di Tropea? O piuttosto cipollotti a gambo lungo? Soffritta con vigore, o stufata con acqua?

Se passassimo alle erbe aromatizzanti, faremmo notte...

1 agosto 2008

Quella cosa che somiglia al pesto

E' andata che ho guardato la pianta di basilico rigogliosa come una foresta pluviale ed ho detto prima che tu parta facciamo un pesto, tanto comunque muore..E poi ho detto anche servono aglio, olio, pecorino e pinoli.
Poi m'è venuto un dubbio sul formaggio e allora ho cercato la ricetta.. no, ma dico, ma avete mai letto la ricetta del pesto alla genovese? Maniaci!
Beh, io ho usato basilico milanese, quello con le foglie larghe come cotolette, olio calabrese, un sinistro formaggio già grattuggiato e insacchettato, pinoli di misteriosa provenienza e l'aglio, ecco l'aglio, secondo l'originale ricetta.
Ed è in quest'ordine che ho infilato i pezzi nell'ovetto sminuzzatore. E poi pucciavo il dito ed aggiustavo di questo e di quello e alla fine ho ottenuto una cosa che somiglia al pesto.
Davvero tanto ci somiglia ma lungi da me l'idea di spacciarlo per tale.. (quelli lì hanno l'aria di esser permalosi)