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14 novembre 2010

(s)guazzetto di moscardini

Vista la totale assenza di qualcosa di rosso che alimenti un (in)sano istinto di ribellione, ho provato a compensare alimentando una naturale rivoluzione delle papille gustative a suon di peperoncino.
Allora ho preso dei moscardini, precedentemente battuti da un batticarne-manganello per intenerirli (ma che ha alimentato una lenta insurrezione dei sapori), e li ho fatti rosolare in una padella larga cosparsa da un filo d'olio in aggiuinta ad un trito di aglio e prezzemolo, .
Pochi minuti di cottura ed è arrivata in soccorso una democratica passata rossa di pomodoro, ovviamente dal lato sinistro della padella, nella quale i moscardini coadivuati da un pizzico di peperoncino (in dose proporzionata alla voglia di un quarantotto gstronomico che si vuole avere in bocca durante il pranzo) rafforzeranno il loro gusto eversivo, magari con l'aggiunta di un pizzico di sale.
Si aspetta una mezz'oretta abbondante e i moscardini, al grido di 'hasta la tabla, siempre' saranno pronti per scendere in piazza. Pardon, in tavola...

7 settembre 2010

Non tutte le cose 'orticanti' sono poi così fastidiose


Metti che erano giorni di maggio e tra noi si scherzava a raccogliere ortiche, arrivati in cucina, tra un'imprecazione e l'altra per l'irritazione della pianta (il gioco consiste nel raccoglierle a mani nude, ovviamente) è sufficiente metterle a scottare in un po' d'acqua dopo averle lavate bene.
In una padella fai appassire un paio di cipollotti tagliati a rondelle in un due cucchiai d'olio e aggiungi le ortiche per farle insaporire un po'.
Dopo un paio di minuti, le ortiche vanno aggiunte alle uova sbattute insieme ad un po' di formaggio ed il composto versato in una padella antiaderente sporcata da un po' d'olio. il tempo per la cottura e...  la frittata è fatta!!

Potrebbe essere applicabile anche alle persone, se non fosse per la difficoltà nel trovare un pentolone stile Cannibali del Borneo in cui fare sbollentare il soggetto e fargli perdere il fattore irritante. Mission impossible?

10 maggio 2010

coccoDEI!

Dosi per una persona (che vuole tirarsi su)

Di chi non sa cucinare, si dice che "non sa farsi neppure due uova al tegamino"; ma cucinare le uova non è poi così scontato... Provate ad accostare 4 fette di pancetta a mo’ di rettangolo e mettete nel mezzo un tuorlo d’uovo che con molta calma (e fortuna) verrà avvolto nelle fette stesse. Un altro salto mortale (senza doppio avvitamento, altrimenti cade tutto) consiste nel mettere il pacchetto su di una padella antiaderente ben calda su cui andrà fatto rosolare l’involtino da entrambi i lati per poco meno di un minuto. Una volta cotto va adagiato su qualche foglia di insalata condita leggermente con olio sale e pepe e servito subito.
Come ogni ricetta c’è un ingrediente segreto, ed in questo caso consiste in un mezzo chilo abbondante di pazienza... Però alla fine, nonostante la fatica e la concentrazione, ne vale la pena basti pensare a quanto ha scritto una famiglia patrizia veronese di fine Trecento che sosteneva: "le uova di gallina ristorano rapidamente, confortano e rinvigoriscono l’amplesso".
Alcune leggende sostengo addirittura che Marte per "tirarsi su", dopo una notte d’amore in una locanda con Venere, bevve un centinaio (!!!) di uova del pollaio dell’oste...

17 marzo 2010

Santissimo Patrizio


Provo una perversa soddisfazione quando riesco ad abbinare il vino giusto alla portata nel piatto. Non sempre ci riesco, sono un neofita in confronto a palati sopraffini e allenati, ma ci metto del mio, ci provo.
Invece per la birra, ero più indirizzato alla degustazione della bionda (o rossa o scura... sono di bocca buona) senza pensare ad accostamenti particolari, se non con la classica pizza.
Poi mi hanno consigliato di provare a bere birra con pane e formaggio. Mi si è aperto un mondo! Di accostamenti ce ne sono parecchi ma quale giorno migliore se non il S. Patrick's day per fare questi esperimenti?!
Provate con una mozzarella di bufala insieme ad una Lager come la piemontese Menabrea, oppure per buttarsi su sapori più forti, un esperimento Gorgonzola con una Trappista doc come la Chymay tappo blu...

Ok, non tutte le ciambelle riescono con il buco e per alcuni formaggi una abbinamento con la birra sarebbe impossibile, ma ad altri una ventata anglosassone potrebbe persino far bene (basta tornare poi al buon vecchio caro vino…)

Buon s. Patrick's day cuochi!

26 febbraio 2010

Mare, profumo di mare...

È facile dire il pericolo è il mio mestiere quando di professione fai l’agente segreto, ma hai mai provato a portare in macchina una schiappa di stoccafisso? Vogliamo parlarne? Quello si che è pericoloso. E io ciò le prove! Non è tanto il tragitto dal punto di acquisto a casa, perchè nonostante la temperatura esterna sfiori gli 0°C puoi sempre tenere i finestrini abbassati o guidare con la testa fuori dall’auto (l’ideale sarebbe avere una macchina cabrio, ma nella vita non si può avere tutto e comunque con questo freddo e questa pioggia sfido chiunque a girare con la capote abbassata). Il vero pericolo si protrae nel tempo, perchè per mesi chi salirà sulla tua auto ti chiederà dove hai comprato quell’Arbre Magique alla delicata fragranza di stoccafisso...
Comunque c’è da dire che il gioco vale la candela perchè quando arrivi a casa, e sfiletti a pezzettini lo stock (di quello tenuto in ammollo), lo strizzi bene in un canovaccio per eliminare l’acqua in eccesso e lo metti crudo in un piatto con origano, capperi, olive (taggiasche), acciughe (di quelle sotto sale nelle arbanelle), uno spicchio d’aglio e un filo d’olio extravergine, avrai un piatto che è una delizia.

Rimarrà anche in casa un leggero ‘aroma’ di stock, ma se abitate in città come la mia, alla domanda dei vicini curiosi ‘ma lo senti anche tu questo odore di pesce?’  potete sempre rispondere con una espressione vaga ‘eh, si, mi sa che oggi tira vento di mare’ o magari dicendo che probabilmente Giuan, ha posteggiato nella strada li vicino l’Ape Pocker della pescheria...

14 febbraio 2010

Post di contrabbando



Se solo avessero conosciuto l’antefatto, quei canuti avventori del bar della piazza non mi avrebbero guardato come un marziano solo perché ho avuto l’istinto di uscire dal finestrino della macchina come se fossi stato sul Generale Lee… Eh si, perché solo qualche ora prima casa mia sembrava il laboratorio clandestino dello Zio Jesse con cui distilla illegalmente whisky.
Ok, non c’erano gli alambicchi e l’altra strumentazione necessaria ma solo qualche pentola e qualche bottiglia di alchool puro.
Va bene che questo alchool non era illegale ma è stato frutto dell’ultima gita a Livigno (però dai, un pochino irregolare lo era). Anche le arance non erano 'regolari', le ho comprate da quei camioncini abusivi ai bordi delle strade, quelli che le portano direttamente dalla Sicilia. Senza scontrino. È abbastanza fuorilegge così?
E poi durante la preparazione avevo pure una camicia di flanella a quadri sdrucita, salopette e ascoltavo la musica country di John Denver (non è vero, ma nel quadretto ci stava).

Comunque si, mentre dosavo zucchero (3/4 di kg), acqua e alchool (1+1 litro ), mentre ‘pelavo’ la buccia delle 6 arance (guai a lasciare un filo di bianco sotto la scorza, altrimenti lascia quel fastidioso sapore amarognolo) mi sono sentito un po’ un contrabbandiere del profondo sud. Ora non mi resta che sedermi su di una botte in legno e giocare a fare canestro dentro una tinozza con i tappi delle damigiane, nel mentre aspetto che sia pronto questo Arancello, come facevano i produttori di Jack Daniel’s nel Tennessee.

Ops, ho fatto un post alchoolico. Forse ho invertito la tendenza, ma non vuole essere un post discriminante. Poi dai, l’Arancello non ha una gradazione elevatissima. Di norma…

8 febbraio 2010

Cose da turchi

È sabato e che cerchi una qualsiasi scusa per distrarti, per non pensare e ti trovi quasi per caso in un posto in cui tutto intorno sa di pesce; i panini sanno di pesce, la focaccia sa di pesce, il cappuccino sa di pesce e ci sono insegne appese un po' ovunque che rappresentano tutte, ma proprio tutte, le creature che popolano il nostro bel Mar Mediterraneo (scafisti esclusi).

Ti trovi davanti alla tua pescheria di fiducia e nonostante tu sia ospite a pranzo, ti viene voglia di cucinare pesce per un reggimento (anche se, praticamente, sei da solo considerando che è un periodo in cui tua sorella mangia come un uccellino).

Qui, in questa pescheria, c’è un pescià che serve al banco con la faccia di cartavetro, il berretto come il tizio della reclam del ‘ tonno insuperabile’ e mani callose con cui potrebbe squamare i pesci a forza di carezze. Ti mette una certa soggezione, anche perché lui non parla quasi ma grugnisce con la tipica cordialità che contraddistingue noi che abbiamo quella faccia e quell’espressione un po’ così…

Allora per non fare la figura dello sprovveduto lupo di mare che non distingue un cefalo da una cernia, ti aggiri tra le cassette polistirolo piene di ghiaccio con sopra il pesce e attivi il programma di riconoscimento ittico. Come e' che doveva essere l'occhio del pesce per sapere se è fresco o meno? Ah si, lucido e limpido... e il corpo? deve essere molle o rigido?

Incroci con lo sguardo delle mazzancolle del pacifico…
L’elaboratore dei dati va i tilt, c’è una evidente contraddizione quindi ti domandi come possano essere fresche proveniendo da laggiù. Allora immagini il capitano dell’Andrea Gail che ha appena issato sul peschereccio una incredibile quantità di crostacei, a tutto motore torna al porto e carica a tempo di record le casse su un biplano velocissimo pilotato dall’alter ego del Barone Rosso che, appena raggiunge la pescheria sgancia a mo’ di bombe il prezioso e fresco pescato proprio sul bancone di Giuan il pescivendolo. Si si, indubbiamente queste sono freschissime!

Durante l’attesa del mio turno l’illuminazione, complice anche il passaggio di due persone nordafricane, Tunisine probabilmente. Mi è venuta in mente una ricettina per fare uno stuzzichino con le cozze che avevo letto qualche tempo fa, e poi con mia sorella le posso mangiare!!

Spazzolate e sciacquate le cozze, raccoglietele in una casseruola con un dito d’acqua, coperchiate e lasciate sul fuoco finché non si saranno aperte, poi sgusciatele e infilzatene 4 su uno stecco.

Mescolate la farina con due tuorli, birra e un pizzico di sale, quindi incorporate gli albumi montati a neve con un poco di sale. Passate gli spiedini in questa pastella, friggeteli subito in olio ben caldo e scolateli su carta assorbente da cucina.

Per me sarebbero già pronti con la sola spruzzatina di un limone, ma per i più soffisticati e curiosi si possono servire accompagnati ad una salsina preparata mescolando pinoli tritati con lo yogurt, uno spicchio d’aglio tritato, succo di limone, scorza di limone grattugiata e sale.

Ecco tocca a me.
R: Ciao Giuan, mi dai per favore un chilo di muscoli di Spezia?!
G: grumph*

*suono gutturale intraducibile

6 novembre 2009

Ricambi NON originali. Rognone al prezzemolo

Vi capita mai di aver voglia di di mangiare un pò di frattaglie? Forse è una necessità che viene sottoforma di compensazione quando si ha il fegato cattivo a causa di fastidiosi eventi esterni.
Farsi un bel fegato alla veneziana sarebbe troppo scontato però, quindi perchè non ripiegare su un bel rognone appetitoso?

Così si ha pure la scusa per far venir fuori quel sadismo latente mentre, con un bel coltellaccio da macellaio, si priva il rognone della parte grassa e della parte centrale, quella spugnosa.
Ecco, la parte brutta invece sta nel metterlo a bagno una decina di minuti in acqua e aceto per fargli perdere quel caratteristico odore e quindi, lavare, lavare e lavare bene il rognone.

A parte questo il resto della preparazione è piuttosto rapida. Si affetta sottilmente il rognone per poi metterlo a rosolare a fiamma vivace per un paio di minuti in una padella con un pochino di olio. Si scola dell'acqua che si è formata, si mette nuovamente la padella al fuoco (alto) con qualche cucchiaio di olio e dopo un minuto circa, il rognone a fette. Si aggiunge il trito di aglio, prezzemolo e pinoli bagnando il tutto con una una spruzzata di vino bianco. Lasciare poi cuocere per qualche minuto.

Beh alla fine il vostro fegato sarà sempre cattivo (mica è un rimedio miracoloso contro il nervoso!) ma sicuramente il palato avrà goduto di una pietanza povera ma saporita. E se proprio volete cacciare i pensieri cattivi beveteci su un buon vino corposo, magari scegliendo tra quelli della vostra regione (Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino, Carema, Canonau, Negroamaro, Amarone o un Rosso di Montepulciano...)

17 luglio 2009

risotto ai boletus

Si sta avvicinando la stagione dei funghi e si rende quindi necessario svuotare le ultime scorte di porcini secchi per fare spazio ai nuovi arrivi -in realtà si trovano già i primi Boletus, ma regola n.1 del fungaiolo doc è negare l’evidenza, negare sempre. O almeno depistare l’avversario in zone improduttive…

Detto fatto. Ho preso gli ultimi superstiti –una manciata di porcini secchi- e li ho messi a bagno in una tazza di acqua tiepida fino a quando non hanno raggiunto una consistenza molliccia. Dopodiché li ho tritati grossolanamente con dei pinoli. Nel mentre ho fatto dorare uno spicchio di aglio sminuzzato in un una pentola con un cucchiaio d’olio.

Tra un sorso di birra (preferibilmente una Menabrea) e l’altro ho aggiunto il trito di funghi e pinoli al soffritto di aglio per fargli dare una scottata. Dopo un paio di minuti ho amalgamato il tutto con 1/3 dell’acqua in cui ho messo a mollo i funghi.

Ho aggiunto ancora 1/3 di acqua appena si è consumata quella aggiunta in precedenza e ho aggiustato di sale e pepe.

Dopo qualche minuto (non troppi) è stato necessario aggiungere acqua e un pizzico di sale grosso, l’ho portata quindi alla temperatura di ebollizione per aggiungere il riso e l’ho fatto cuocere.

È importante ingannare quindi l’attesa sorseggiando birra (che deve essere tenuta in fresco) ed eventualmente compensare la cottura con acqua calda se il riso si asciuga anzitempo.

Una volta pronto ho aggiunto del prezzemolo precedentemente tritato e mantecato il tutto.



L’alternativa ai porcini potrebbero essere i Galletti (ma il Boletus non ha rivali, secondo me).

Per ospiti indesiderati, invece dell’Amanita Muscaria potrebbe fare al caso vostro. Ma è preferibile non invitarli proprio…