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19 agosto 2015

pasta al ritorno dalla sicilia

dieci giorni in sicilia, e capisci che (è vero che in sicilia si mangia bene, ma soprattutto che) quello che fa la differenza è la qualità delle verdure. le melanzane, per esempio. sono sempre melanzane, ma a milano hanno lo stesso sapore delle spugne Spontex, mentre in sicilia sanno di... di... di cosa sa una melanzana? non lo so, però è buona.
solo che a milano ci sono le melanzane di milano. fai quel che riesci.
comunque ieri in casa c'era solo una vecchia melanzana, mezzo pacco di paccheri e un vasetto di alici sottolio che mi son portato da marzamemi. lo ammetto, mi sono lasciato abbindolare da uno di quei capannoni che fingono di essere magazzini di pescatori e invece sono dei quasisupermercati, ma quelle acciughe sono comunque buonissime.
comunque (non scrivo da così tanto tempo che son diventato prolisso, e divago) ho tagliato la melanzana a fette sottili, le ho abbrustolite sul disco di ghisa che uso per fare le crépes, le ho tagliate a striscioline, le ho saltate in olio aglio e pomodori secchi. prima di metterci dentro i paccheri ci ho ficcato mezzo peperoncino e qualche acciuga; abbastanza presto per scaldarle, non abbastanza per lasciarle sciogliere.

strano. era buono.

31 marzo 2011

Scarpette all'arrabbiata

Anche ai migliori cuochi può capitare di dimenticare un ingrediente e ricordarsene quando è troppo tardi, ma se sono bravi riescono a cavarsela lo stesso.

Ecco, io non sono un grande cuoco, ma credo che nessuno potrà biasimarmi se ho fatto un piatto di pennette all'arrabbiata ma ho dimenticato le pennette. Può capitare, no?

Comunque il sugo era buono anche col pane.

18 marzo 2011

Una cosa buona

Se fai un piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino, però al posto degli spaghetti cali dei maccheroni; e dopo, quando li scoli, se, prima di metterli nella padella con aglio olio e peperoncino, nella padella con aglio olio e peperoncino ci metti due o tre cucchiai di pan grattato; e se poi salti i maccheroni dentro quella cosa che si è creata e ce li fai rotolare affinché la cosa si attacchi per bene su tutti i maccheroni, viene fuori un piatto buonissimo.

Aggiornamento dopo aver provato con le acciughe:

I fusilli sono meglio dei maccheroni, perché la cosa si avvinghia nelle spire della pasta, e le acciughe che Strega consigliava sono un ingrediente che non deve mancare in questo piatto. Oggi credo di aver sfiorato la perfezione. Era davvero un piatto buonissimo.

17 febbraio 2011

Cucina all'italiana


Se vi aspettate un piatto di spaghetti al pomodoro siete fuori strada. Lo stereotipo va bene per i turisti, ma noi ci possiamo anche aggiornare, no? Quell'Italia lì esiste solo nei film: io cuochi con i baffi non ne ho mai conosciuti, e la pasta la mangio un paio di volte alla settimana, se va bene.


Oggi ho pranzato tardi ‒ o dovrei dire in ritardo? ‒ dopo aver fatto talmente tardi per un appuntamento con un amico, da aver annullato l'appuntamento ben oltre l'ultimo momento, quando già ero in ritardo ed ero ancora a casa anziché dove avrei dovuto essere. Alla fine ho pranzato alle tre e qualcosa, quando tutti sono già a lavoro o a studiare o ‒ i più fortunati ‒ a farsi una pennichella sul divano.


Il mio pranzo tipicamente italiano è stato ‒ come dire? ‒ a cazzo di cane. Avevo delle patate lesse in frigo; ne ho prese un paio, le ho sbucciate senza fare troppo il precisino e le ho fatte a pezzi in un piatto. Poi ho preso una scatoletta di tonno. Erano mesi che non mangiavo tonno, ma l'ultima volta che sono stato alla Coop non sapevo proprio come spendere quegli 80 cent. e ho preso questa scatoletta gialla di non ricordo che marca ‒ diceva Prezzo più basso, e tanto è bastato a convincermi a prendere quella. Dunque ho aperto la scatoletta e ho sgocciolato l'olio in una bottiglia in cui raccolgo l'olio usato. Sì, non butto l'olio nel lavandino o nel cesso: lo raccolgo. Ci tengo all'ambiente, faccio la raccolta differenziata, evito le cose che hanno troppo packaging attorno e raccolgo l'olio usato. Ora non so se l'olio del tonno si può raccogliere insieme all'olio fritto, ma trattandosi di cucina all'italiana ho scrollato le spalle e mi sono detto: «Chi se ne frega». L'importante è che non finisca nelle tubature, no? Non lo so, penso che sia così. Poi un giorno, quando la bottiglia sarà piena, la porterò da qualche parte e Loro con quell'olio ci faranno non so cosa. Non sono affari miei: se la vedranno Loro. Tanto poi nella bottiglia ci è finita anche qualche cipollina soffritta, figurati se stanno a guardare che ho mischiato l'olio del tonno e l'olio fritto. Se è per questo ho mischiato anche olio di semi e olio d'oliva ‒ ma solo una volta. Non è colpa mia, sono in buona fede anche se non lo so. La legge non ammette ignoranza, ma l'italiano non ammette la colpa. In tutto questo ho trovato suggestivo il silenzio, il buio del pomeriggio senza sole, la lucetta della cucina accesa, la solitudine e il suono dell'olio del tonno che gorgogliava nell'imbuto ‒ tutte cose tipicamente italiane, sicuramente molto più del mandolino. Ma questo è niente.


Sgocciolata l'ultima goccia ‒ anzi, sgocciolata quasi l'ultima goccia, perché la scatoletta suggeva ancora olii d'oliva poco naturali, ma «Chi se ne frega», il grosso era fatto ‒ la apro e con il coltello spingo il tonno nel piatto. Ne metto metà nel piatto e salta fuori che sotto il tonno c'era ancora un grosso giacimento d'olio. Non mi stupisco: sono abituato a sapere che sotto i tappeti ci posso trovare la polvere, figurati se mi stupisco di trovare l'olio sotto il tonno. Così senza pensarci troppo riporto la scatoletta sull'imbuto, la inclino per versare tutto quell'olio e la metà tonno che era ancora nella scatoletta fa un guizzo dritta nel lavandino, centrando un bicchiere che era sporco da due giorni. Ci avevo bevuto del succo di pompelmo e non l'avevo lavato. Mi ero detto: «Chi se ne frega», lo laverò domani, lo laverò quando ci sarà più roba da lavare, e intanto il lavandino si era riempito anche di una pentola, delle posate e un paio di tazzine da caffè. Per fortuna ha preso il bicchiere: era la cosa più pulita che c'era, e che faccio?, raccolgo l'olio del tonno per non buttarlo nel lavandino, e poi ci butto il tonno sano? No: recupero il tonno, o almeno quello che riesco a recuperare infilando le dita nel bicchiere (alto e stretto). Un po' ne resta sul fondo, un altro po' è finito nel lavandino, tra polvere di caffè umidiccia e altre schifezze. Sì, quello resta lì: ci penserò dopo.


Cerco di dimenticare in fretta che metà del tonno nel piatto sa di pompelmo e probabilmente di qualcos'altro che è finito in quel bicchiere lasciato all'incuria. Ci metto sopra un filo d'olio crudo, un pizzico di sale e uno spicchio d'aglio tritato alla buona. Chissà se esiste una ricetta così, o se è davvero un piatto alla cazzo, mi chiedo. Ma in fondo non è importante: cos'è l'italian style, il made in Italy, il tanto celebrato genio italico, se non una combinazione di «Chi lo sa» e «Chi se ne frega» che qualche volta ha funzionato e il più delle volte ha combinato guai? Ci vuole fortuna. E c'è forse qualcosa di più italiano della fortuna? L'idea che le cose vadano sempre e comunque come devono andare, che in fondo, davanti a qualsiasi problema si può sempre rispondere: «E io che ci posso fare?», perché se le cose vanno male che ci posso fare?, siamo sfortunati, ma la ruota gira per tutti. In Nord-Europa e in Nord-America la dea bendata è la Giustizia, invece da noi è la Fortuna. Curioso, no?


Intanto piove. Dovevo uscire, avevo un appuntamento per pranzo, dovevo andare in biblioteca a studiare, ma sono pigro e piove. Governo ladro, come tutti noi ‒ o meglio: come tutti voi, ché io sono onesto e se qualche volta sgarro è solo perché fanno tutti così e non sono un ladro, ma qua nessuno è fesso. Mi verso un bicchiere di vino rosso ‒ questo sì, è uno stereotipo ‒ e mangio questa ciambotta fredda e nonostante tutto un po' insipida. La accompagno con del pane tipo pane del Mulino Bianco, ma diverso. La confezione si vanta di contenere del pane fatto senza grassi animali, e mi chiedo chi diavolo fa il pane coi grassi animali, ma non mi stupisco che se ne trovi in giro. Forse da qualche parte, in Padania, è anche una cosa normale: lì usano il burro per tutto. Al Sud, invece, il burro si usa solo per sfizio. Incredibile questo non conoscersi per niente, dopo 150 anni di convivenza, e scoprirsi a dubitare degli altri sulle cose quotidiane come il pane: ci credo che poi ci si guarda tutti con sospetto. E spesso a pensar male non si sbaglia, disse il Divo Giulio ‒ forse il più italiano dei Presidenti del Consiglio, sicuramente uno che degli italiani aveva capito tutto.

Dopo mangiato lavo i piatti, ma prima metto a fare il caffè. Un impeto di buona volontà una tantum ci sta, è molto italiano. Come manifestare per le donne o per il lavoro o contro il presidente: una tantum ci sta, il sabato o la domenica pomeriggio, ma poi lasciatemi in pace, che ho da fare, di 'ste cose non ne voglio sapere ‒ non sono femmina, il lavoro vedrai che si trova e il presidente facesse quello che vuole, «Chi se ne frega», pensa alla salute, che solo quella è importante. Resta da lavare solo il bicchiere del vino, ma è uscito il caffè. Il bicchiere lo laverò dopo. Cosa ho mangiato?, mi chiedo. Curioso, non me lo ricordo. Pazienza, beviamoci 'sto cafè, e chi se ne frega.

1 gennaio 2011

se i giapponesi mangiassero carne

ho un amico giapponese. non so nemmeno come si chiama, perché si firma con un nick. l'ho incontrato in maggio, pedalando verso novi sad. l'ho sorpassato, e salutandolo lui mi ha fatto cenno di femarmi. scambio di mail, qualche chilometro di strada insieme, poi ci siamo salutati.
da allora mi manda, ogni tanto, una mail di saluti: una per l'inizio dell'autunno, una per il natale (dicendo che non sa cos'è ma mi fa gli auguri), una per l'anno nuovo. diche che è l'anno del coniglio, e racconta una storia incomprensibile, deve aver scritto in inglese con il traduttore di google.
questo è tutto quello che so del giappone. so che mangiano pesce crudo arrotolato nelle foglie di alghe. io tutto il pesce crudo lo chiamo sushi, in qualunque forma. forse potrei chiamarlo sushi anche se non fosse pesce.
così ho pensato di fare il sushi di carne.
uno era una tartare con limone, olio, prezzemolo, pepe, grani di senape (li trovate in un negozietto di via vitruvio), cipollotti, scorza di limone. arrotolato in una striscia di melanzana grigliata, e legato da un filo di erba cipollina.
uno era un carpaccio di manzo condito più o meno con le stesse cose, riempito di insalatina e parmigiano, arrotolato e legato da un filo di erba cipollina.
il terzo era andato vitello, ma è tornato manzo. spalmato di salsa tonnata e riempito di sedano e carota tagliati alla julienne. arrotolato e legato da un filo d'erba cipollina.

20 dicembre 2010

Post brasato appassionato

Dal primo post alla cena le invitate erano aumentate, attestandosi intorno a quota 40.

9 chilogrammi di manzo (cappello di prete), 500 grammi di pancetta affumicata, 35 carote, 20 cipolle, 30 coste di sedano, 8 chiodi di garofano, 300 gr di burro, 500 ml di olio extravergine, 4 mazzetti di spezie (alloro, salvia, rosmarino), 6 litri di barolo (cheap and chic), due scatole di passata di pomodoro, 2 litri di brodo vegetale, sale, pepe. Steccato il brasato con carota, sedano e pancetta. 12 ore di marinatura, 5 ore di cottura.

L'applauso al cuoco-sociologo, alla fine, è arrivato... insieme alla nausea per uno dei miei piatti preferiti...

21 luglio 2010

Pasta fredda che di questi tempi è oro che cola

Prendete delle penne le fate cuocere, tenendole al dente, perchè io sono per la pasta al dente.
A parte nel forno cuocete un peperone rosso, quando è pronto lasciatelo raffreddare nel forno, verra mille volte meglio da spellare in seguito.
Tagliate a cubetti del prosciutto cotto comprato in una fetta unica, le olive verdi o nere denocciolate, due pomodori maturi a cubetti e della mozzarella...io ho comprato le orecchiette di mozzarella e aggiungete l peperone precedentemente spellato e tagliato a listarelle, condite con olio sale, pepe e origano e aggiungete le penne raffreddate sotto l'acqua corrente,mescolate il tutto coprite e tenete un oretta in frigo per farla insaporire.

[Se avanza, potete benissimo fare aggiunte in seguito d'ingredienti...io oggi per esempio metterò del tonno...]

31 gennaio 2010

Il meraviglioso mondo dei...radicchi e delle cipolle

Ebbene ogni volta che partecipo trovo sempre una/o buona/o compagna/o di viaggio...chiacchiere e kilometri da macinare, ringrazio missis Sagami per avermi preso su :-).

Comunque i radicchi sono infiniti e diversi, tutti buoni, assolutamente stupendo e non poco un infornista che non sapeva de "il meraviglioso mondo dei radicchi".

Li pulisco delle foglie un pò marce li affetto per lungo li depongo con amorevole devozione in pirofiline kuki le cospargo con un velo di sale, pepe nero ed olio e a 175 per 20 minuti li passo in forno.
E fra un cocktail kiwi/zenzero e due chiacchiere affetto il brie in fettine sottili che dispongo poi sui radicchi, cospargo di pinoli[andrebbero tostati] e un filo d'olio al basilico.
In forno a 150 per 10 minuti e il l'iinfinito mondo del radicchio divinerà il nostro palato, lo so porzioni mignon la prossima vola esageriamo :-P[seeeeeee].

E mentre c'era chi impastava gnocchi e scioglieva cioccolato, io m'affettavo, piangendo due cipolle dorate, le metto in una pentola con un tocchetto di burro le faccio rosolare un pò, aggiungo due cucchiai di farina, panna liquida un litro e lascio che si condensi, senza grumi mi raccomando, formaggio a piacere vostro [io ho messo, emmental, fontina e grana grattuggiato...].
Lasciamo sciogliere e servire dopo aver spruzzato di prezzemolo tritato.

Ottimo l'accostamento con l'arrosto di maiale o con delle patate bollite o cotte al vapore.

16 novembre 2009

Crema di condimento al formaggio

Se, dopo aver mangiato un'insalata ben condita con olio, sale e aceto balsamico, ti dispiace lasciare tutto quel condimento nel piatto e non hai del pane da inzupparci, ma solo dei crackers che non si inzuppano manco per il cazzo, questa è la ricetta che fa per te!

Ingredienti:
Avanzi di condimento di insalata, e più precisamente: olio, aceto, sale e rimasugli di insalata ed eventualmente anche un po' di quei granellini che ci sono dentro i pomodori;
Crackers;
Parmigiano reggiano grattugiato, o un qualunque altro formaggio grattugiato (per esempio secondo me col pecorino sarà una meraviglia; la prossima volta lo provo).

La prima cosa da fare è levarsi dalla faccia quell'aria afflitta del tipo Tutti-Quei-Bambini-Che-Muoiono-Di-Fame-In-Africa-E-Io-Spreco-Tutto-Questo-Condimento e sostituirla con l'aria di chi ha appena avuto un'idea che non risolverà il problema di Tutti-Quei-Bambini, ma almeno farà sentire la coscienza meno sporca. Quindi si può prendere il parmigiano reggiano (o il qualunque altro formaggio grattugiato; magari il pecorino) e spargerlo sul condimento avanzato. La dose di formaggio dipende dalla quantità del condimento avanzato, ma se proprio dovessi dare una misura, direi che ce ne vuole un bel po'. Bisogna impastare il formaggio con l'olio e tutto il resto (compresi i rimasugli di insalata) usando la forchetta e, se necessario, aggiungere formaggio finché l'impasto non sarà cremoso e abbastanza omogeneo. Una volta raggiunta una densità soddisfacente e raccolto tutto il condimento che altrimenti sarebbe andato sprecato, non resta che spalmare la crema di condimento al formaggio sui crackers, mangiarli e sorridere compiaciuti di aver evitato uno spreco.