Visualizzazione post con etichetta colazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta colazione. Mostra tutti i post

10 novembre 2015

è la banana del mio cuor

comunque in india si fanno la banana tagliata a metà (per il lungo, con tutta la buccia), spalmata di burro e messa nel forno finché non diventa cremosa. e poi la spalmano sul pane.
provateci voi, con le banane che si trovano in italia. non funziona mica.

12 novembre 2008

l'uovo di Colombo

Bien, hai fatto il caffè, hai preparato la spremuta ed hai tostato il pane. Fin qui perfetto. Quando ho visto il porta uovo sulla tovaglietta ho pensato fossi l'uomo della mia vita. Quando ho realizzato che era sodo ho pensato, invece, a quanto sia fastidioso trovare i peletti della tua barba nel lavandino e mi sono chiesta perchè mi guardassi sorridente. L'uovo alla coque deve essere morbido, il tuorlo deve essere liquido! Prendi l'uovo dalla dispensa e quando l'acqua bolle lo adagi dentro, tre minuti ed è fatto. ( se lo prendi dal frigo, col caldo dell'acqua si potrebbe rompere ). Si, sono una stronza a prendermela perchè ha sbagliato la cottura dell'uovo. Però a lui non ho detto (quasi) niente ma con voi, qui, mi permetto di puntualizzare.

3 febbraio 2008

Frittelle a colazione

E alla fine arriva il week end. Le mattine del sabato e della domenica hanno qualcosa di speciale. Non c'è la sveglia a metterti subito di cattivo umore, ed è un piacere specialmente d'inverno quando puoi restare al caldo sotto le coperte. Poi c'è il piacere della prima colazione, fatta con calma e assaporata con gusto.
Dai lunghi viaggi che facevamo molti anni fa in America, abbiamo portato a casa alcune strane abitudini. Il caffè lungo, quello fatto col filtro, che in genere fa inorridire noi italiani ma che invece laggiù avevamo imparato ad apprezzare. E i pancakes a colazione. Certo, di solito non abbiamo il tempo per metterci a cucinare di prima mattina, ma alla domenica sì. Ed è un piacere che ogni tanto mi concedo, soprattutto quando sono rilassata e non ho pensieri fastidiosi per la testa.
Una volta seguivo la ricetta, ma ormai faccio tutto ad occhio. Mescolo una tazza di farina con una mezza bustina di lievito per dolci, una bustina di vaniglina, un pizzico di sale, un paio di cucchiai di zucchero, un uovo e latte quanto basta per ottenere una pastella della giusta consistenza, né troppo dura né troppo liquida. Passo un po' d'olio su una piccola padella antiaderente (io uso una di quelle per fare le crêpes, funziona benissimo) e quando è ben calda, verso la pastella con un mestolino a coprire il fondo della padella, facendo uno strato sottile. Aspetto che la frittella si gonfi un po', che si stacchi dal fondo e quand'è dorata la giro con una spatola e la faccio cuocere ancora un momento. Poi impilo le frittelle in un piatto, pronte per essere portate in tavola.
L'ideale è servirle versandoci in mezzo e sopra lo sciroppo d'acero, messo a scaldare un po' prima dell'uso. Una volta non si trovava facilmente, ma adesso è facile trovarlo nei supermercati. In alternativa, mi piacciono molto anche col miele. Quando è la stagione delle fragole e siamo particolarmente golosi, mangiamo le frittelle con la panna montata e le fragole tagliate a fettine. La giornata prende decisamente un altro sapore...

4 novembre 2007

La domenica si fanno i muffin


Mescolare 220g di farina con 100g di zucchero, 2 cucchiaini di lievito in polvere e una presa di sale. A parte scaldare 120ml di latte con 120g di burro fino a quando il burro non si sarà sciolto. Aggiungere nel composto burro/latte un uovo leggermente sbattuto. Versare questo composto in quello con la farina e mescolare bene. Lavare 150g di fragole e tagliarle a cubetti, metterle in una ciotola, mescolare con un cucchiaino di aceto balsamico e lasciar marinare al fresco per una decina di minuti. Grattugiare la scorza di un limone non trattato, tritare un cucchiaino di pepe rosa e aggiungerli nell’impasto insieme alle fragole. Versare il composto a 3/4 dell’altezza di stampini da muffin, infornare a 180° per circa 30 minuti.




Bene questa è la ricetta nuda e cruda. Ma l’importante è il resto; con chi ti sei svegliato, il profumo di caffé che c’è in cucina, il piacere del calore del forno in una mattina d’inverno…

10 ottobre 2007

marmellata di albicocche


ogni volta che dico che sto facendo la marmellata di albicocche, recupero una nuova ricetta. gli unici punti che hanno tutte in comune sono due: le albicocche, e lo zucchero. il resto cambia tutto. se mettessi insieme tutti i consigli che sto ricevendo, la ricetta che ne uscirebbe sarebbe più o meno così:


lava le albicocche, pelale oppure lasciale con la buccia, tagliale a pezzi oppure lasciale intere. mettile nella pentola da sole, o con un po' d'acqua, o con lo zucchero, e accendi il gas, a fuoco alto oppure basso. se non hai messo lo zucchero subito, mettilo dopo. metti un chilo di zucchero ogni chilo di albicocche, oppure mettine mezzo, oppure mettine tre etti, o due etti e mezzo. fai tu. oppure fai anche senza, se ti va. mettici anche un limone intero, o tagliato, o spremuto. frulla le albicocche, oppure passale in un passaverdure, oppure niente di tutto ciò. fai bollire per tre ore, oppure finché mettendo una goccia di marmellata su un piatto freddo non si rapprende e prende la consistenza che desideri, oppure accendi il fuoco al calcio d'inizio della semifinale dei mondiali, e lo spegni alla fine dei tempi supplementari. quando le togli dal fuoco mettile nei barattoli ben lavati, dopo aver messo del brandy nel barattolo, oppure direttamente nel barattolo vuoto. quando il barattolo è pieno, mettici sopra uno strato di brandy, oppure un dischetto di carta, oppure rovescia subito il barattolo per creare il vuoto. altrimenti, aspetta che il barattolo si sia raffreddato (ma puoi anche non aspettare) e sterilizza i barattoli facendoli bollire per dieci minuti. ma anche no. quando apri la marmellata tienila in frigo, oppure tienila fuori. insomma, vedi tu.
in ogni caso, non sarà mai la stessa cosa.


e quando avrai finito la scorta da mesi, nell'anno in cui l'albero non fa albicocche, scoprirai per caso un vaso superstite, rimasto abbandonato in fondo alla dispensa.